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Xi Jinping e la spinta diplomatica per contrastare i dazi di Trump: un’analisi dettagliata

Nel contesto della recente rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il leader cinese Xi Jinping ha intrapreso una significativa campagna diplomatica durante i vertici internazionali, con l’obiettivo di prepararsi a possibili dazi più severi e capitalizzare eventuali divisioni tra Washington e i suoi alleati. Questa strategia è emersa con particolare evidenza durante gli incontri globali più recenti, tra cui l’APEC in Perù e il G20 in Brasile.

Un messaggio di apertura contro il protezionismo

Xi Jinping ha utilizzato questi incontri per delineare un’immagine della Cina come difensore del multilateralismo e della globalizzazione, in netto contrasto con il nazionalismo economico incarnato dal messaggio “America First” di Trump. Durante il suo intervento al G20, Xi ha sottolineato l’impegno della Cina ad aprire i propri mercati ai paesi meno sviluppati, annunciando un trattamento tariffario zero per il 100% delle linee tariffarie destinate a questi stati. Questa mossa mira a rafforzare il ruolo della Cina come partner affidabile e reciprocamente vantaggioso per il Sud del mondo, un’area in cui gli Stati Uniti storicamente faticano a competere a causa della loro politica di investimenti limitati.

Secondo Sunny Cheung, esperto del Jamestown Foundation, questa strategia è un tentativo calcolato di posizionare la Cina come una forza stabile e prevedibile nel panorama globale, proprio mentre molti paesi temono il ritorno di politiche commerciali aggressive da parte degli Stati Uniti.

Un cambio di postura diplomatica

I diplomatici presenti ai vertici hanno notato una trasformazione nel comportamento della Cina: da un atteggiamento tradizionalmente più riservato e orientato ai propri interessi specifici, il paese sembra ora più coinvolto nella costruzione di un consenso più ampio su temi globali. Un diplomatico brasiliano ha osservato che Pechino sta riconoscendo che il solo potere economico non è sufficiente per ottenere il ruolo di leader globale che ambisce a ricoprire.

Le sfide interne della Cina

Nonostante la preparazione per affrontare una nuova amministrazione Trump, la Cina si trova in una posizione economica vulnerabile a causa della crisi del settore immobiliare e di un rallentamento generale dell’economia. I dazi statunitensi, che potrebbero raggiungere il 40% secondo le stime, rischiano di ridurre la crescita economica cinese di un punto percentuale.

Sebbene Xi stia puntando sull’espansione dei BRICS e sul rafforzamento dei legami con i vicini asiatici e i paesi europei, molti analisti ritengono che questa strategia non possa compensare completamente le perdite derivanti da un’escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

I rapporti con l’Europa

Durante gli incontri, Xi Jinping ha cercato di allentare le tensioni con i leader europei, i quali sono anch’essi minacciati dalle politiche tariffarie statunitensi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, ad esempio, ha proposto una mediazione rapida per risolvere le dispute commerciali tra UE e Cina relative ai veicoli elettrici. Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha espresso la volontà di rafforzare la cooperazione in settori come commercio, tecnologia e clima.

Tuttavia, l’esperto Shi Yinhong dell’Università Renmin di Pechino ha sottolineato che, nonostante l’apparente disponibilità della Cina a migliorare le relazioni, difficilmente si assisterà a concessioni significative da parte di Pechino in ambiti quali il commercio, i diritti umani e le dispute territoriali, rendendo improbabile un riavvicinamento duraturo con l’Europa.

Il rapporto con il Sud del mondo e i limiti della strategia cinese

La Cina sta cercando di rafforzare la propria influenza nel Sud del mondo attraverso investimenti e partnership strategiche. Tuttavia, il rallentamento economico interno limita la capacità del paese di sostenere progetti infrastrutturali costosi, come quelli previsti nell’iniziativa Belt and Road. Questo ha portato alcuni paesi, tra cui il Brasile, a rifiutare una piena adesione all’iniziativa, temendo un rapporto sbilanciato a favore di Pechino.

Secondo Robert Evan Ellis, esperto del U.S. Army War College, il Brasile desidera un rapporto più equo e bilanciato con la Cina, che garantisca un maggior valore aggiunto per l’economia brasiliana.

Conclusioni

L’offensiva diplomatica di Xi Jinping rappresenta un tentativo strategico di ridurre l’impatto delle politiche protezionistiche statunitensi e consolidare il ruolo della Cina come attore globale centrale. Tuttavia, le sfide interne ed esterne che il paese affronta pongono limiti significativi alla sua capacità di raggiungere tali obiettivi. Il futuro equilibrio geopolitico dipenderà in gran parte da come gli Stati Uniti e i loro alleati risponderanno a queste mosse e dalla capacità della Cina di mantenere la sua posizione economica e politica a livello globale.

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