Press "Enter" to skip to content

Ucraina e Gaza: il Bene che giustifica ogni male e il silenzio di un Occidente senza memoria”

Il mondo brucia su più fronti, ma ciò che sorprende di più non è la brutalità dei conflitti, quanto la narrazione che li accompagna. Una narrazione che sembra aver smarrito la complessità della storia e si regge su un manicheismo esasperato, dove ci sono i buoni e i cattivi, il Bene e il Male. L’Occidente, in questa costruzione, si auto-incorona sempre come paladino della giustizia, ignorando le proprie responsabilità e adottando una doppia morale che svela un cinismo radicato e un’inquietante mancanza di autocritica.

Ucraina: il mito della guerra giusta

L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 è stata presentata come un atto di pura barbarie, senza alcuna causa o contesto storico. Certo, l’invasione è un crimine internazionale e va condannata, ma ridurre la questione a un semplice schema di aggressore e aggredito è un’operazione intellettualmente disonesta. La narrazione occidentale ha ignorato sistematicamente le tensioni che hanno preceduto il conflitto: il golpe del 2014, il ruolo della NATO nell’avvicinare progressivamente i propri confini alla Russia, le leggi discriminatorie contro i russofoni in Ucraina e il conflitto nel Donbass che, per otto anni, ha mietuto migliaia di vittime.

Oggi, dopo quasi due anni di guerra, l’Ucraina è un Paese devastato. Le promesse occidentali di un cambio di rotta attraverso sanzioni e aiuti militari si sono rivelate illusioni. La controffensiva, presentata come decisiva, ha ottenuto risultati modesti al costo di perdite umane e materiali insostenibili. Eppure, l’Occidente continua a spingere sulla stessa strada, ignorando le voci che invocano il negoziato. Mentre Kiev celebra i suoi successi nel Kursk, con 800 chilometri quadrati occupati in territorio russo, nessuno sembra chiedersi quale sia il prezzo umano e geopolitico di questa strategia.

La doppia morale dell’Occidente

La guerra in Ucraina non è solo un conflitto regionale; è diventata un laboratorio per la propaganda e la manipolazione delle opinioni pubbliche. Mentre l’Occidente condanna la Russia per aver violato la sovranità di un altro Stato, dimentica le proprie invasioni: dall’Iraq, distrutto sulla base di menzogne, all’Afghanistan, lasciato in un caos ancora più profondo. Quando si tratta di Mosca, ogni azione è “aggressione”; quando lo fanno gli Stati Uniti o i loro alleati, si parla di “missioni di pace”. I mercenari russi sono criminali, quelli americani “contractors”. Le torture praticate dagli altri sono barbarie, quelle nei centri segreti della CIA diventano “interrogatori rafforzati”.

Questa doppia morale si estende anche alla narrazione mediatica. Durante la guerra in Vietnam, i giornalisti americani erano capaci di denunciare i massacri di civili, come nel caso di My Lai, contribuendo a informare l’opinione pubblica e a generare un dibattito. Oggi, invece, la copertura del conflitto ucraino è puramente propagandistica. Non si parla dei morti ucraini, delle perdite umane e materiali, né si analizza il fallimento delle strategie militari. Si offre solo una visione parziale e filtrata, funzionale a mantenere l’appoggio a una guerra che sta impoverendo i Paesi occidentali e distruggendo l’Ucraina.

Gaza: un genocidio che non si può nominare

Nel frattempo, a Gaza, si consuma una tragedia umanitaria di proporzioni storiche. Oltre 16.000 morti in poche settimane, interi quartieri rasi al suolo, due milioni di persone intrappolate in una prigione a cielo aperto. Ma qui, la narrativa cambia drasticamente. Israele viene presentato come una democrazia che “si difende”, nonostante utilizzi armi altamente distruttive contro una popolazione civile indifesa. I media mainstream riducono il massacro a una “reazione legittima”, ignorando il fatto che la Striscia di Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati al mondo, dove ogni attacco provoca inevitabilmente una strage di innocenti.

Il termine “genocidio” viene evitato, nonostante le evidenze. Come scrive la relatrice ONU Francesca Albanese, il genocidio non è un atto isolato, ma un processo lungo e sistematico. Eppure, le immagini di ospedali distrutti, di bambini orfani e di interi quartieri cancellati ci dicono che a Gaza si sta consumando una catastrofe umanitaria che l’Occidente sceglie di ignorare. La Corte Penale Internazionale, che dovrebbe indagare, viene delegittimata. Chi critica Israele viene accusato di antisemitismo, un’arma retorica che blocca qualsiasi discussione critica.

La politica estera europea: camerieri senza dignità

E poi c’è l’Europa. Un tempo mediatrice autorevole, oggi ridotta a esecutrice delle strategie americane. La von der Leyen parla di semiconduttori smontati dai frigoriferi russi e di una Russia sull’orlo del collasso, ignorando la realtà di un conflitto che Mosca sta affrontando con risorse insospettabili. Mentre gli Stati Uniti continuano a rafforzare il proprio ruolo di leader globale, l’Europa paga il prezzo delle sanzioni con recessione economica, inflazione e una crisi energetica senza precedenti. Il sogno di un’Europa indipendente è stato sacrificato sull’altare dell’atlantismo.

In questo contesto, i Paesi Baltici e la Polonia si ergono a paladini della linea dura, alimentando una retorica che non lascia spazio al dialogo. Ma è proprio la Polonia, un Paese che conosce le devastazioni della guerra, a lanciare l’allarme: “La minaccia di un conflitto globale è reale”. Eppure, nessuno sembra ascoltare. L’Occidente è troppo impegnato a costruire la narrativa del Bene contro il Male per fermarsi a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni.

Conclusione: un Occidente senza memoria

L’Ucraina e Gaza sono due facce della stessa medaglia: la dimostrazione di un Occidente che ha perso la capacità di interrogarsi sulle proprie responsabilità. Nel sostenere l’Ucraina a oltranza e nel giustificare il massacro di Gaza, l’Occidente non difende i suoi valori, ma li tradisce. La guerra non ha mai un solo colpevole, e il silenzio complice sui crimini di Israele o sulle contraddizioni della strategia in Ucraina non fa altro che alimentare un ciclo di violenza senza fine.

Il Bene non è mai una scusa per il peggio. Ma finché continueremo a raccontarci questa favola, non ci sarà né pace né giustizia.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Mission News Theme by Compete Themes.
    mappamundi

    Privacy

    Privacy Policy di OPIG

    Per maggiori dettagli sui dati raccolti e sui cookie visualizzare le diverse informative presenti sul sito.