Le memorie inedite di Pasquale Notarnicola, recentemente pubblicate dall’editore Donzelli e curate dallo storico Angelo Ventrone, rappresentano un contributo di straordinaria importanza per la comprensione delle dinamiche politiche e dei depistaggi operati durante gli anni più bui della storia italiana, con particolare riferimento alla cosiddetta “strategia della tensione”. Queste memorie offrono una testimonianza diretta sulle operazioni condotte da figure chiave del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) e sulla rete di connivenze internazionali che coinvolgeva anche la CIA.
Notarnicola, che ha ricoperto il ruolo di responsabile della prima divisione del SISMI dal 1978 al 1983, descrive con dovizia di particolari il coinvolgimento di alcuni esponenti di alto livello del servizio segreto militare, come il generale Giuseppe Santovito, il colonnello Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza, nel manipolare le indagini su fatti cruciali della storia italiana. Queste figure, secondo l’autore, non agivano per conto dell’intero SISMI, ma come parte di una rete più ampia che operava in sintonia con servizi stranieri, in particolare quelli americani, con l’obiettivo di depistare le indagini su eventi chiave come la strage di Peteano e quella di Bologna.
Un esempio significativo di questo modus operandi è rappresentato dal depistaggio relativo alla strage di Peteano del 1972, uno dei primi casi in cui si cercò di deviare le indagini per proteggere interessi occulti. Notarnicola racconta inoltre come Santovito, in stretta collaborazione con la CIA, facesse trapelare intenzionalmente notizie false, spesso finalizzate a coprire operazioni delicate o a deviare l’attenzione da inchieste scomode. Il legame tra i servizi segreti italiani e americani emerge chiaramente anche nella gestione della figura di Licio Gelli, capo della loggia massonica P2. Notarnicola ridimensiona il ruolo di Gelli, descrivendolo non come il vero burattinaio della P2, ma come una pedina nelle mani di poteri più forti.
Le memorie confermano che già negli anni Cinquanta gli americani si servivano della collaborazione di Gelli, che continuò a essere un alleato chiave anche durante gli anni della strategia della tensione. In particolare, il legame con Michael Ledeen, descritto come agente di influenza della CIA, viene indicato come determinante non solo per alcune operazioni di depistaggio, ma anche in relazione alla strage di Ustica. Notarnicola sostiene infatti che la tragedia del 27 giugno 1980, in cui il volo Itavia 870 precipitò al largo di Ustica, non fu il risultato di un’azione premeditata, ma di uno scontro militare tra velivoli NATO e un aereo libico, con un missile che colpì accidentalmente il DC9 italiano. Le rivelazioni di Notarnicola indicano che il suo coinvolgimento nelle indagini fu deliberatamente ostacolato: fu infatti inviato a Washington dalla CIA con una motivazione pretestuosa proprio per evitare che scoprisse quanto stava accadendo in Italia durante quelle settimane cruciali.
Un altro punto centrale delle memorie riguarda il depistaggio orchestrato in relazione alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, un attentato che causò 85 morti e oltre 200 feriti. Notarnicola racconta come gli fosse stato commissionato un saggio sul terrorismo internazionale, che avrebbe dovuto rimanere riservato all’interno del SISMI, ma che fu invece passato a un giornalista di Panorama da Santovito. Questo saggio faceva parte di una strategia volta a far credere all’opinione pubblica che la strage fosse opera di terroristi internazionali, in particolare legati alla destra e a gruppi palestinesi, ipotesi che non trovò mai conferma nelle indagini giudiziarie. Anche altre operazioni, come la famosa “terrore sui treni”, furono montature ideate per accreditare la presenza di esplosivi sui convogli come opera del terrorismo internazionale.
Notarnicola sottolinea inoltre come, pur essendo a capo della prima divisione del SISMI, non fosse a conoscenza né dell’esistenza di Gladio né dei depositi segreti di armi denominati N.A.S.Co., a dimostrazione di una rigida compartimentazione interna che manteneva separate le diverse sezioni del servizio.
Le memorie rivelano inoltre il coinvolgimento della CIA nei rapporti con le Brigate Rosse, in particolare attraverso una donna vicina a Franco Piperno, esponente di spicco dell’estrema sinistra italiana, che operava sotto l’influenza della CIA durante i suoi frequenti viaggi negli Stati Uniti. Questo fatto, secondo Notarnicola, dimostrerebbe non solo che i servizi segreti americani erano a conoscenza degli organigrammi dei gruppi estremisti di sinistra, ma che in qualche modo ne manipolavano le azioni per sostenere la strategia della tensione. Un paradosso che emerge con chiarezza è il ruolo ambiguo svolto dai gruppi di estrema destra, come quello di Vincenzo Vinciguerra, che agivano in complicità con elementi del SISMI, in una rete di collaborazioni che superava le tradizionali divisioni politiche.
In definitiva, le memorie di Notarnicola confermano non solo il ruolo centrale che la P2 ebbe nella pianificazione della strategia della tensione, ma anche l’esistenza di un doppio livello di segretezza all’interno della loggia. Le liste ufficiali rese pubbliche nascondevano nomi ben più importanti, confermando che la rete di potere e influenza della P2 era molto più ampia di quanto inizialmente rivelato.

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