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massoneria, mafia, Stati Uniti, Guerra Fredda, CIA, Licio Gelli, P2, politica italiana, strategia della tensione, Cosa Nostra, Michele Sindona, logge segrete, Ronald Reagan, anticomunismo, servizi segreti
Massoneria e giochi di potere: intrecci tra Stati Uniti, Italia e mafia
La storia dei legami tra massoneria italiana e Stati Uniti è una saga antica, che affonda le radici nello sbarco alleato in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu allora che la tradizione massonica americana, con il suo doppio obiettivo di controllo politico e contrasto al comunismo, iniziò a intrecciarsi con gli apparati italiani.
Tra i protagonisti di questo sodalizio troviamo il principe Gianfranco Alliata di Montereale, primo Sovrano Gran Commendatore del gruppo ALAM (Antichi Liberi e Accettati Muratori) di Piazza del Gesù. Nel 1948, Alliata ottenne il riconoscimento dalla Circoscrizione massonica Sud degli Stati Uniti, la più potente obbedienza massonica al mondo. Da quel momento, favorì contatti tra americani, apparati dello Stato, gruppi fascisti e boss mafiosi, tanto da essere sospettato come mandante della strage di Portella della Ginestra.
La mano occulta di Washington
Con l’avanzata del comunismo in Italia negli anni Settanta, l’interesse americano per la penisola si intensificò. Il presidente Jimmy Carter, preoccupato per l’influenza sovietica, si rivolse a Henry Clausen, Sovrano Gran Commendatore della “Gran Loggia Madre del Mondo”, per attivare la rete massonica a sostegno di una strategia anticomunista.
A gestire il dossier italiano fu Joseph Miceli Crimi, medico, massone e uomo legato alla CIA. Crimi si occupò di unificare le componenti della massoneria italiana e di ravvivare quel “progetto occulto” di controllo politico. Per farlo, si consultò con Michele Sindona, il famigerato banchiere legato alla mafia e agli ambienti massonici americani, nonché promotore dell’associazione “Americani per un’Italia democratica”, creata negli USA nel 1976 con finalità dichiaratamente anticomuniste.
L’asse Gelli-Sindona
Miceli Crimi e Sindona erano vicini a Licio Gelli, il Venerabile Maestro della loggia P2. Tra il 1977 e il 1978, Gelli incontrò Sindona in Sicilia, rafforzando i rapporti con gli ambienti massonici americani. Decisivo fu l’intervento di Philip Guarino, sacerdote cattolico e uomo di collegamento tra la CIA, l’estrema destra americana e Cosa Nostra. Guarino presentò Gelli ai vertici del potere statunitense, incluso Ronald Reagan, il giorno dell’insediamento del nuovo presidente.
Logge segrete e mafia
Un’altra figura di rilievo in questa trama è Luigi Savona, Gran Maestro palermitano e uomo di collegamento tra massoneria, fascismo e mafia. Savona, ex ufficiale delle SS italiane, costituì il “Club dei Cickipis” a Torino, una rete di nove logge segrete infiltrate da fascisti dichiarati. Operò inoltre in Sicilia, dove stabilì rapporti con Giuseppe Mandalari, noto come “il commercialista di Totò Riina”.
Mandalari, affiliato alla CAMEA (una struttura massonica parallela), riciclava denaro per conto di Cosa Nostra e facilitava l’ingresso di mafiosi nella massoneria. Il fine? Protezione giudiziaria, affari e sostegno a candidati politici vicini a Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Un sistema di potere parallelo
Le indagini portarono alla luce un sistema massonico-giudiziario che operava come uno “Stato nello Stato”. Strutture come la loggia CAMEA erano composte da decine di logge distribuite tra Genova, Savona e Sicilia, con un ruolo centrale nei giochi di potere e nella gestione di affari illeciti.
L’elenco degli iscritti includeva politici, imprenditori, medici e figure istituzionali di rilievo. Tra questi, spiccava Michele Batresi, Gran Maestro della CAMEA e coinvolto nel finto sequestro Sindona. La rete si estendeva fino a Trapani, dove sette logge massoniche coperte (come Iside e Osiride) operavano sotto il paravento di un circolo culturale.
L’ombra della strategia della tensione
Savona e i suoi affiliati furono protagonisti anche del famigerato “Golpe Sogno” del 1974 e della successiva fase della strategia della tensione. In Sicilia, Savona consolidò i legami tra massoneria e mafia, chiedendo ai boss favori che andavano dalle stragi agli omicidi eccellenti.
In questa fitta rete di complicità e poteri occulti, la massoneria italiana si confermò un pilastro di quello Stato parallelo che influenzò, e forse ancora influenza, la storia repubblicana.
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