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Strategie di Influenza: La Guerra Cognitiva Americana e l’Uso della Società Civile nell’Era della Globalizzazione

L’emergere di una “macchina di guerra cognitiva” americana ha avuto inizio alla fine degli anni ’40, quando gli Stati Uniti decisero di contrastare l’influenza sovietica nelle società occidentali. Per circa vent’anni, il governo americano ha investito risorse considerevoli in un programma di propaganda culturale in Europa occidentale. Al centro di questo programma vi era il Congress for Cultural Freedom (CCF), guidato da Michael Josselson, un agente della CIA, dal 1950 al 1967. Al suo apice, il CCF impiegava decine di persone in più di trenta paesi e venne supportato da 167 fondazioni private (vere o fittizie). Il CCF pubblicava una ventina di riviste prestigiose, organizzava esposizioni, disponeva di un proprio servizio stampa e cinematografico, teneva importanti conferenze internazionali e premiava musicisti e artisti con riconoscimenti e performance pubbliche. Nonostante la rivelazione di queste attività da parte della stampa americana, la CIA difese la validità di tale metodo. Nel 1967, un articolo sulla rivista Ramparts espose dettagliatamente l’operazione, con Thomas Braden (entrato nella CIA nel 1950 e incaricato di organizzare la Divisione internazionale di opposizione al comunismo) che confermò il finanziamento nascosto del Congresso con un articolo provocatoriamente intitolato “Sono orgoglioso che la CIA sia amorale”.Dagli anni ’90, con la fine della guerra fredda, le tecniche di guerra cognitiva sviluppate per contrastare l’influenza sovietica furono adattate agli scenari globalizzati, utilizzando la società civile come strumento offensivo. L’Europa divenne un campo di battaglia primario, dove gli USA mantennero una rete densa di lobby a Bruxelles e utilizzarono fondazioni per finanziare organizzazioni non governative in settori di interesse strategico come agricoltura, ambiente, energia e salute. Ad esempio, un report del 2018 dell’École de Guerre Économique evidenziava come la Francia fosse diventata bersaglio di campagne per la cessazione dell’allevamento industriale di carne, spinte da iniziative come quella del miliardario inglese Jeremy Coller che, dal 2015, promuoveva la fine dell’allevamento industriale. Coller agiva su due fronti: influenzare flussi di capitali e legislazioni, promuovendo idee presso la comunità finanziaria internazionale e collaborando strettamente con ONG britanniche. Ironia della sorte, acquistò la branca di capital-investimento del Crédit Agricole per trasformarla in un fondo indipendente e profittevole, diventando partner privilegiato del MEDEF per il finanziamento delle PMI.Le azioni delle ONG, in questo contesto, servono da copertura per un approccio offensivo che introduce elementi di discorso volti a minare le basi argomentative dell’avversario. La strategia di “encerclement cognitif” (aggiramento cognitivo) utilizza abilmente il doppio linguaggio per perseguire obiettivi, come evidenziato dall’approccio americano in Europa, dove i lobbyisti incoraggiavano cautela nell’innovazione agricola per non alienarsi gli ecologisti, mentre le aziende agroalimentari americane espandevano aggressivamente il loro mercato, ignorando tali precauzioni. Questo esempio illustra come, attraverso il circondamento cognitivo, gli interessi americani riescano a promuovere le proprie agende globali, spesso a discapito delle pratiche agricole europee, diventando un esempio di successo di questa tattica di guerra cognitiva.

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