
Paolo Bellini, terrorista di estrema destra e killer prezzolato, era alla stazione di Bologna pochi minuti prima e dopo l’esplosione che il 2 agosto 1980 uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, nelle 421 pagine delle motivazioni della sentenza dell’8 luglio 2024, ribadisce le conclusioni di primo grado e afferma che è provata, oltre ogni ragionevole dubbio, la consapevole e premeditata partecipazione di Bellini alla strage. Il verdetto, emesso a pochi mesi dal 45° anniversario della strage, attende ora l’ultima parola della Cassazione, chiamata a pronunciarsi anche sulle coperture di alto livello ricevute dai responsabili.
La rete di complicità
Secondo i giudici, Bellini, insieme a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e Gilberto Cavallini (condannato in appello), ha agito sotto la regia di una rete complessa: finanziamenti dalla loggia massonica P2 di Licio Gelli e protezioni garantite da apparati deviati dello Stato. Questa rete non solo permise ai terroristi di organizzare l’attentato ma li protesse per decenni.
Nelle motivazioni si sottolinea che mandanti, organizzatori, finanziatori ed esecutori materiali condividevano l’obiettivo eversivo di destabilizzare lo Stato democratico. Tuttavia, alcuni esecutori materiali, come Bellini, perseguivano anche fini personali, quali un compenso economico e la garanzia di coperture future.
L’alibi falso e il video decisivo
A incriminare Bellini è stato un video girato dal turista tedesco Harald Polzer la mattina del 2 agosto 1980. Le immagini, acquisite nel 2019, mostrano Bellini sulla scena del crimine pochi minuti prima e dopo l’esplosione. Questo elemento ha fatto crollare il suo alibi, che lo collocava in viaggio con la famiglia al passo del Tonale. La Corte definisce l’alibi di Bellini “raffinatissimo”, un’opera premeditata costruita nei minimi dettagli, rivelatasi falsa solo grazie a una circostanza fortuita: il video girato da un turista ignaro della sua importanza.
Il filmato, acquisito tardivamente, è stato corroborato dalla testimonianza di Maurizia Bonini, ex moglie di Bellini, che lo ha riconosciuto nei fotogrammi. La difesa aveva sostenuto che Polzer avesse girato il video tra le 12 e le 13, ma una perizia ha dimostrato che le immagini risalgono a pochi minuti dopo l’esplosione, avvenuta alle 10:25.
Le testimonianze e il ruolo della nipote
Ulteriori prove dichiarative collocano Bellini alla stazione. Testimoni come Gianfranco Maggi e Dino Bartoli hanno descritto la sua presenza insieme a Luciano Ugoletti, un simpatizzante di estrema destra, e ad altre persone. La nipote di Bellini, una bambina, era utilizzata come parte integrante del suo alibi. L’auto di Bellini, parcheggiata vicino alla stazione con la bambina a bordo, era sorvegliata da Ugoletti, che avrebbe avuto il compito di garantirne la sicurezza.
Bellini, noto negli ambienti dell’estrema destra come “aviere” per la sua passione per il volo, potrebbe aver trasportato l’esplosivo dalla Toscana usato per confezionare la bomba. La Corte ritiene che il suo alibi fosse un piano elaborato: Bellini, latitante e pregiudicato, si era fatto vedere con la nipote e la famiglia per costruirsi una falsa vacanza, mai avvenuta.
Le connessioni e le coperture
Bellini era un personaggio centrale nell’eversione di destra, legato a organizzazioni come Avanguardia Nazionale e in contatto con i servizi segreti deviati. La sua storia criminale e politica dimostra la disponibilità a compiere crimini su commissione, anche per motivi politici. Le intercettazioni ambientali del 1996 rivelano che Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, indicava Bellini come uno degli esecutori della strage. Maggi raccontava che l’attentato di Bologna serviva a distogliere l’attenzione dalla strage di Ustica.
Un ergastolo che pesa
La Corte d’Appello non ha dubbi sulla colpevolezza di Bellini. La sua condotta pre e post strage, le minacce alla ex moglie e al figlio del presidente della Corte d’Assise, e il fallimento dell’alibi preordinato delineano il profilo di un uomo che ha agito con piena consapevolezza. Ora, l’ultimo atto giudiziario spetta alla Cassazione, chiamata a scrivere la parola fine su uno degli episodi più tragici e oscuri della storia italiana.
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