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Signor Corrispondente Eterno da Bruxelles, la Cariatide del Politichese

C’è una figura che non muore mai. Nonostante il tempo, le smentite della storia e gli ideali svuotati di senso, resta lì, a battere i polpastrelli sulla tastiera per raccontarci l’Europa che vorrebbero farci amare. È il Corrispondente Eterno da Bruxelles, la cariatide del politichese, il mastino fedele di un’ideologia che ha ridotto i valori europei a un manuale d’istruzioni per l’oppressione economica e sociale. Da decenni, ci diletta con editoriali grondanti retorica neoliberista, asserviti alle logiche del potere e alla propaganda delle élite che si beano dell’austerità come fosse un mantra salvifico. Eccolo, ancora una volta, a spiegare il bene supremo, a dirci chi votare, cosa temere, dove guardare, senza mai fornire uno straccio di dato, di argomento, di ragionamento. Perché i progressisti europei non ragionano più: abboccano. Hanno bisogno di nemici per compattarsi e ripetere il dogma che va da Giorgia Meloni a Elly Schlein, un’unica strada con due corsie, ma senza uscita.

Secondo il nostro eroe, bisogna sostenere il commissario Fitto, anche se significa legittimare l’alleanza con la destra e ampliare il perimetro di Ursula von der Leyen. Perché? Perché il vero pericolo è la Russia imperialista e il ritorno della politica commerciale di Trump. Certo, dettagliare il perché la Russia sia una minaccia imperiale è superfluo. Non importa che abbia un tasso demografico in declino, territori sterminati e risorse naturali che rendono qualsiasi espansionismo territoriale inutile. Non importa ricordare che la guerra in Ucraina è figlia dell’espansionismo della NATO, del golpe di Piazza Maidan, della non applicazione degli accordi di Minsk, delle spedizioni punitive nel Donbass e dell’odio pompato dai seguaci di Bandera. Tutto questo è “superfluo”. Meglio semplificare: Putin è il male. Punto. Argomentare è per i deboli.

Questa fede cieca nel dogma del “bene europeo” è utile, certo. Garantisce status, prebende, un posto in redazione e un microfono pronto a trasformare il più ovvio dei conflitti di interesse in un’epica narrazione. Ma il vero paradosso è che l’Europa difesa dal nostro Corrispondente Eterno non è nemmeno quella dei valori europeisti. È l’Europa del mercato e dell’austerità, del neoliberismo becero che predica sacrifici ai poveri per arricchire i potenti. È l’Europa che crea un “Ufficio contro la disinformazione” – eufemismo orwelliano per “Ufficio Censura” – mentre chiude gli occhi sulle fake news che provengono dalle sue stanze più alte. È l’Europa che apre le porte ai migranti, ma non li integra; che usa l’Italia come campo profughi e l’Ungheria come alibi morale. È l’Europa bellicista, che si è trasformata nel braccio armato della NATO per servire gli interessi statunitensi.

E ancora, è l’Europa che ha rinunciato all’accordo con la Cina su pressione americana, mentre trangugia senza fiatare le politiche protezionistiche di Biden come ingoiava quelle di Trump. È l’Europa che toglie lo stato sociale per finanziare i cannoni, che promette una transizione verde e torna al carbone tedesco, che finge di essere progressista e poi copia malamente il neofascismo dei neoconservatori di Washington. Un’Europa senza anima, dove la cultura è una bandiera agitata per convenienza e le politiche sociali diventano optional per pochi eletti.

Ma il nostro Corrispondente Eterno non si ferma. Ci narra di un’Europa che lotta contro il “male russo”, ma dimentica di raccontare come ha massacrato una generazione di giovani ucraini per rifiutare un’Ucraina neutrale. Dimentica la complicità europea nello sterminio del popolo palestinese, le bugie seriali su guerre e alleanze, l’asservimento alle follie geopolitiche d’Oltreoceano. Questa è l’Europa che lui incarna e difende: un’Europa forte con i deboli e debole con i potenti. Un’Europa di compromessi al ribasso, dove non c’è differenza tra Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Josep Borrell. Un’Europa che celebra Berlinguer con ipocrisia, commemorando i suoi ideali mentre li seppellisce ogni giorno con politiche che affossano la sanità pubblica, l’istruzione, il welfare.

Signor Corrispondente Eterno, questa Europa è il problema. È la nemica dei suoi stessi valori, della speranza federalista, della visione di un socialismo liberale capace di garantire diritti e beni comuni. È l’Europa del politichese e degli intrighi, un club elitario che tradisce ogni giorno i suoi cittadini per proteggere i potenti. Lei, con i suoi editoriali, ne è il perfetto rappresentante: il cronista di una decadenza che si nutre della propria ipocrisia. Continui pure a difendere questa Europa, ma sappia che lo fa a costo della credibilità e della coscienza. Perché, signor Corrispondente, un’Europa così non merita di essere difesa. Merita solo di essere cambiata.

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