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Riforma Costituzionale in Togo: Tra Consolidamento del Potere e Richieste di Dialogo Democratico 

In Togo, un appello alla mobilitazione popolare è stato lanciato da leader e attivisti dell’opposizione per contrastare l’adozione di una riforma costituzionale promossa dal presidente Faure Gnassingbé. Quest’ultima, già approvata dal parlamento e in attesa di ratifica presidenziale, prevede la rimozione del meccanismo di elezione diretta del presidente, trasferendo tale responsabilità al Parlamento. Questo cambiamento aprirebbe la strada alla possibile rielezione di Gnassingbé al termine del suo attuale mandato nel 2025.Analisti politici hanno interpretato la nuova Costituzione come un tentativo di ridimensionare l’autorità presidenziale a favore di un ruolo rafforzato per il primo ministro, ora denominato “presidente del Consiglio dei ministri”, figura che sarebbe scelta all’interno del partito o della coalizione maggioritaria a seguito delle elezioni legislative e avrebbe un mandato di sei anni, senza limiti di rielezione. Nonostante ciò, l’opposizione teme che le modifiche siano progettate per consolidare ulteriormente il potere nelle mani di Gnassingbé. La proposta aumenta anche la durata del mandato presidenziale da cinque a sei anni, senza considerare i quasi due decenni già trascorsi da Gnassingbé al potere, ereditando la carica dopo la morte di suo padre.Il dissenso si è ampliato con l’intervento del clero cattolico, che ha sollecitato il presidente a rinunciare alla promulgazione della legge, evidenziando la necessità di un dibattito nazionale più ampio e inclusivo su questioni di così grande impatto sulla politica del paese. La Conferenza dei vescovi cattolici del Togo ha criticato la fretta nel modificare la Costituzione durante il periodo elettorale, invitando a un impegno per un dialogo politico aperto dopo le elezioni legislative e regionali del 20 aprile.

La situazione in Togo, con il presidente Faure Gnassingbé che promuove una riforma costituzionale contestata, evidenzia le tensioni politiche interne che possono avere significative implicazioni geopolitiche per l’Africa occidentale. La proposta di riforma, che trasferirebbe la responsabilità dell’elezione del presidente dal voto popolare diretto al Parlamento e modificherebbe la durata e i limiti del mandato presidenziale, è vista dall’opposizione e da alcuni osservatori internazionali come un tentativo di consolidare ulteriormente il potere nelle mani di Gnassingbé e della sua famiglia, al potere da decenni.

La mobilitazione popolare e l’intervento del clero cattolico indicano un crescente malcontento civile e una richiesta di maggiore inclusività e trasparenza nel processo politico. Questo dissenso potrebbe non solo intensificare le tensioni interne, ma anche influenzare le relazioni del Togo con i paesi vicini e gli attori internazionali, in particolare in un contesto regionale in cui la stabilità politica è spesso precaria.

L’Africa occidentale, una regione già segnata da instabilità politica, colpi di stato e sfide democratiche, osserva attentamente gli sviluppi in Togo. Un’escalation della tensione potrebbe avere ripercussioni sulle dinamiche di potere regionali, influenzando gli equilibri interni degli stati vicini e potenzialmente destabilizzando ulteriormente la regione. Inoltre, le potenze straniere con interessi geopolitici e economici in Africa occidentale potrebbero cercare di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, influenzando gli equilibri di potere sia a livello locale sia regionale.

Il ruolo del clero cattolico, che si è espresso a favore di un dibattito nazionale più ampio e inclusivo, sottolinea l’importanza del coinvolgimento della società civile e delle istituzioni religiose nel processo politico, potenzialmente fungendo da mediatori in una situazione di crescente polarizzazione.

In conclusione, la proposta di riforma costituzionale in Togo rappresenta un punto di svolta critico non solo per la democrazia e la governance interna del paese, ma anche per la stabilità geopolitica dell’intera regione dell’Africa occidentale. La capacità del governo togolese di navigare questa crisi attraverso un dialogo inclusivo e trasparente con tutte le parti interessate potrebbe servire da modello per la risoluzione dei conflitti e la promozione della democrazia nella regione.

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