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Quattro voci contro la guerra: la verità su NATO, Ucraina, Medio Oriente e Palestina”

Luciano Canfora: Il passato insegna, ma l’Occidente non impara

Luciano Canfora comincia con una considerazione storica che, se non fosse tragica, sarebbe comica. Negli anni ’50 chi lottava per la pace veniva insultato, definito “utile idiota” di Stalin. Perché? Perché l’idea di evitare un massacro nucleare era considerata un tradimento verso il progresso, cioè il dominio americano. Gli USA, ricorda Canfora, non avevano solo la bomba atomica, ma l’avevano usata – e non per sconfiggere il Giappone, che era già in ginocchio, ma per spaventare i sovietici. Una mossa di terrore psicologico, non di necessità bellica. E già qui si capisce da che parte stava il “male minore”.

Passa poi alla Guerra di Corea, dove il generale americano MacArthur voleva bombardare Pechino con l’atomica, ma fortunatamente Truman lo liquidò prima che ci riuscisse. Canfora ci ricorda che l’equilibrio del terrore – per quanto macabro – almeno teneva a freno i folli. Oggi non c’è nemmeno quello. Israele, con il benestare degli USA, minaccia l’Iran, e Biden sembra pronto a lasciar fare. Ma non basta: si parla di raffinerie petrolifere, ma il vero obiettivo – nemmeno troppo nascosto – sono le centrali nucleari iraniane. E da lì a una catastrofe planetaria il passo è breve.

Canfora conclude con un appello semplice ma ignorato: il mondo ha bisogno di pace, e questa non si ottiene con minacce o bombardamenti. Serve dialogo, ma soprattutto serve svegliarsi dal sonno ipocrita che chiamiamo “democrazia occidentale”.


Generale Biagio Di Grazia: NATO, ovvero chi comanda il mondo

Il generale Di Grazia non si perde in preamboli. La NATO, dice, è nata come un’alleanza difensiva, ma oggi è un esercito offensivo agli ordini di Washington. Punto. Non c’è alleanza: c’è solo l’impero americano che usa i suoi “clienti” europei come vassalli. “Alleati” è un termine ridicolo, spiega il generale. L’Afghanistan ne è la prova: gli americani decidono di invadere, noi li seguiamo. Decidono di andarsene, e ci ritiriamo. Senza fiatare.

Di Grazia analizza poi il conflitto in Ucraina. La guerra, dice, è strategicamente vinta dall’Ucraina – perché è ancora in piedi – ma tatticamente persa. La Russia ha guadagnato il 25% del territorio ucraino, e Zelensky sta raschiando il fondo del barile con truppe stremate. Ma attenzione: il vero gioco lo fanno gli USA, che vogliono prolungare il conflitto senza mai scendere in campo direttamente. Una guerra per procura, insomma, dove gli ucraini muoiono, i russi resistono, e gli americani contano i profitti.

Sul Medio Oriente, il generale è altrettanto netto. Hamas, dice, è un burattino dell’Iran, e l’attacco del 7 ottobre non era “palestinese” ma una mossa per sabotare gli Accordi di Abramo. Israele, da parte sua, non è una vittima: è un attore che gioca per dominare la regione, con l’appoggio incondizionato degli USA. Conclude con una previsione inquietante: il Baltico diventerà un mare NATO, e la Polonia sarà il nuovo caposaldo contro la Russia. Prepariamoci a una guerra mondiale, dice Di Grazia, perché l’Occidente non ha imparato niente dai suoi errori.


Domenico Gallo: Pace a chi?

Domenico Gallo non ha peli sulla lingua. Le marce per la pace, dice, sono inutili. Basta con gli slogan vuoti. La guerra si ferma con la politica, non con i cortei. E la politica europea, dice Gallo, è complice di un disegno criminale: non vogliono negoziati, vogliono “vincere”. Ma vincere cosa? Contro chi? La verità, dice, è che la NATO sta combattendo la Russia fino all’ultimo ucraino. E non importa quante vite si perdono, perché per l’Occidente sono solo numeri.

Passa poi al Medio Oriente, dove la situazione è ancora più grottesca. Israele, dice, agisce con impunità assoluta. Due popoli, due Stati? Una farsa, buona solo per riempire i comunicati stampa. Netanyahu sa di poter fare quello che vuole, perché nessuno lo fermerà. Gallo propone una soluzione radicale: sanzioni politiche ed economiche contro Israele, come quelle fatte alla Russia. Perché i diritti umani valgono ovunque, o non valgono da nessuna parte.

Conclude con un appello pratico. Bisogna dire basta alle armi per l’Ucraina, e bisogna mobilitarsi a livello locale: comitati in ogni città, mozioni nei consigli comunali, petizioni nelle scuole e nelle università. Gallo sa che la strada è lunga, ma insiste: se vogliamo uscire dalla notte, dobbiamo accendere una luce. E quella luce deve essere la verità, non le bugie di chi fa affari con la guerra.


Michele Giorgio: La Palestina, una ferita aperta

Michele Giorgio parla dalla prima linea, Gerusalemme. E le sue parole sono un pugno nello stomaco. Gaza, dice, non è un conflitto: è una carneficina. 42 mila morti, e le cifre ufficiali sono probabilmente troppo basse. Israele ha spianato la Striscia con bombe americane, mentre l’Occidente si limitava a “esortare alla moderazione”. Ipocrisia pura, dice Giorgio, perché quelle stesse nazioni continuano a rifornire Israele di armi.

Ma la tragedia non si ferma a Gaza. Il Libano, spiega, rischia di fare la stessa fine, con bombardamenti israeliani sempre più intensi. E l’Iran, che ha risposto lanciando missili, è ormai coinvolto direttamente. Netanyahu, dice Giorgio, ha un piano: creare un “nuovo ordine” in Medio Oriente, dove Israele comanda e tutti gli altri si piegano. Ma per i palestinesi non c’è posto in questo ordine. Anzi, Israele sta lavorando per cancellarli, pezzo dopo pezzo, mentre l’Occidente applaude o fa finta di niente.

Giorgio conclude con una riflessione amara: il diritto internazionale vale solo quando conviene. La Palestina è uno Stato riconosciuto dall’ONU, ma per Israele e i suoi alleati non conta. E finché il mondo non darà ai palestinesi la libertà che meritano, la guerra continuerà. Non per mesi, ma per anni. E ogni anno sarà un altro capitolo di sofferenza, ingiustizia e morte.

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