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Putin e il puntinismo.

L’era di Vladimir Putin, iniziata ufficialmente nel 2012 con il suo ritorno alla presidenza russa, ha segnato una profonda trasformazione della politica russa. Nonostante le proteste pubbliche e il malcontento espressi da parte della popolazione sotto lo slogan “Russia senza Putin”, l’ex ufficiale del KGB ha navigato con successo attraverso le acque turbolente della politica interna, consolidando il suo potere in un sistema privo di vere controparti istituzionali o costituzionali.La fase iniziale del putinismo si è caratterizzata per la combinazione di una generale accettazione passiva da parte del pubblico, sostenuta da una crescita economica che ha portato alla formazione di una classe media, e un’indifferenza coltivata strategicamente dal Cremlino, che ha desincentivato la partecipazione politica attiva. Questa indifferenza ha facilitato l’avanzata di un autoritarismo sottile ma tenace, che non richiedeva l’amore del popolo ma solo la sua acquiescenza. Con l’avanzare degli anni, il regime è divenuto apertamente autoritario, soprattutto con l’avvio del conflitto in Ucraina nel 2022, entrando in una fase di “putinismo bellico” che, pur richiedendo un maggiore coinvolgimento, ha lasciato spazio a livelli di compiacenza e indifferenza.Le elezioni presidenziali del 2024, pur avvolte dalla formalità di una competizione, non sono state altro che l’ennesima conferma di un esito già deciso, con Putin sicuro di rimanere al potere fino al 2036. Questo perpetuarsi al potere è stato possibile grazie a un controllo meticoloso da parte del Cremlino, che, nonostante le probabilità di vittoria in elezioni libere, ha preferito evitare qualsiasi forma di autentica sfida politica o critica aperta.Negli anni, Putin ha perseguito l’obiettivo duplice di smantellare ogni potenziale opposizione, attraverso la repressione brutale dei dissenzienti e l’eliminazione di figure di spicco dell’opposizione, e di inculcare nei russi l’incapacità di immaginare un futuro senza di lui. Il mito dell’invincibilità di Putin e del “putinismo eterno” si basa sulla proiezione di una stabilità politica e sulla promessa di una continuità, che, per alcuni, rappresenta una forma di sicurezza, mentre per altri alimenta la disperazione o la rabbia.La guerra in Ucraina ha rafforzato l’immagine di Putin come difensore degli interessi nazionali russi, limitando drammaticamente il campo d’azione della società civile e imponendo un’ideologia di stato che eleva la figura di Putin a salvatore e comandante supremo. Nonostante le sfide e le crepe emergenti nell’edificio del putinismo, come la morte dell’oppositore Alexei Navalny, che ha scosso l’opinione pubblica, il regime sembra impermeabile, proiettando un’immagine di invulnerabilità.Tuttavia, la storia insegna che i regimi autoritari portano in sé i semi della propria distruzione. Le vicissitudini della guerra, le oscillazioni dell’economia e le pressioni internazionali potrebbero mettere a dura prova il putinismo, suggerendo che, nonostante la sua apparente solidità, il futuro è tutt’altro che scritto. La possibilità di una successione caotica o di una perpetuazione del sistema putinista senza Putin alla guida apre scenari incerti, sottolineando che le dinamiche del potere e l’ideologia che le sostiene possono sopravvivere ben oltre la figura che le ha incarnate.

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