Press "Enter" to skip to content

Pulizia etnica a Gaza: l’orrore normalizzato

C’è una verità che non ha bisogno di infiorettature: l’80% delle vittime a Gaza sono state uccise nelle proprie case. Non in battaglia, non in combattimenti strada per strada, ma sotto le bombe che hanno ridotto interi quartieri a cumuli di macerie. Non sono numeri astratti: sono madri, padri, figli e nonni sterminati mentre cercavano di vivere la loro quotidianità in un’enclave che, di quotidiano, non ha più nulla.

L’indifferenza del mondo

Dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas che ha ucciso 1.100 israeliani, il governo di Netanyahu ha lanciato un’operazione militare che non si limita a cercare vendetta. Lo scopo è chiaro, dichiarato e sotto gli occhi di tutti: rendere Gaza settentrionale un deserto umano, inadatto alla vita. Ma chi si scandalizza? Chi si indigna davvero? L’Occidente balbetta, le istituzioni internazionali giocano a ping pong con i comunicati stampa, e intanto i missili israeliani spianano edifici e strappano via vite.

Case trasformate in trappole mortali

A Gaza non ci sono rifugi, né corridoi umanitari sicuri. Gli abitanti si spostano come fantasmi in cerca di un luogo dove sopravvivere, ma non c’è via di fuga. I bombardamenti colpiscono ovunque: a Khan Younis, l’ennesimo ordine di evacuazione; a Nuseirat, la moschea Al-Farooq rasa al suolo; al campo di Al-Bureij, un bambino e i suoi genitori sepolti sotto le macerie. E poi l’ospedale Kamal Adwan, uno degli ultimi baluardi di resistenza umanitaria, costantemente sotto attacco: colpito l’ingresso, distrutte le cisterne d’acqua, danneggiate le reti per l’ossigeno. Ma certo, tutto questo è “difesa”.

Un genocidio pianificato

Non si tratta di “errori”, non di “danni collaterali”. Questo è un piano. Si chiama “Piano dei Generali” e prevede, senza troppi giri di parole, lo svuotamento del nord di Gaza. Via i palestinesi, dentro i coloni. Lo confermano giornalisti, associazioni internazionali, rapporti ufficiali. Ma Tel Aviv neanche si prende la briga di nascondere le sue intenzioni. L’espulsione forzata è il metodo, il reinsediamento israeliano è l’obiettivo.

Un’umanità dimenticata

A Gaza si muore nel silenzio di un mondo che ha deciso di guardare altrove. Si parla di “conflitto”, si discute di “diritto alla sicurezza” per Israele, ma nessuno sembra voler rispondere alla domanda fondamentale: cosa succede quando un popolo intero viene cancellato, un bombardamento dopo l’altro? La risposta è sotto i nostri occhi: l’orrore normalizzato. Ma guai a dirlo troppo forte, perché si rischia di essere accusati di “prendere parte”. E allora, meglio tacere, come se il silenzio potesse salvarci dalla vergogna di essere complici.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Mission News Theme by Compete Themes.
    mappamundi

    Privacy

    Privacy Policy di OPIG

    Per maggiori dettagli sui dati raccolti e sui cookie visualizzare le diverse informative presenti sul sito.