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Ostacoli Bancari per il Commercio Energetico Russo: Sanzioni e Cautela Internazionale

Secondo informazioni esclusive ottenute da Reuters, le compagnie energetiche russe stanno incontrando ostacoli nei pagamenti per le forniture di petrolio e combustibili da parte di clienti in Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti (UAE). Le banche di questi paesi hanno mostrato una crescente cautela a causa delle preoccupazioni legate alle sanzioni secondarie imposte dagli Stati Uniti, risultando in ritardi che possono estendersi per mesi. Questi intoppi stanno causando fluttuazioni nelle entrate della Russia, con effetti che si allineano agli obiettivi delle sanzioni statunitensi di disturbare i finanziamenti diretti verso il governo russo mantenendo intatti i flussi di energia globale.Recentemente, alcune banche in Cina, Emirati Arabi e Turchia hanno incrementato i loro standard di verifica per assicurarsi della conformità alle sanzioni, portando a ritardi o al mancato completamento di alcune transazioni monetarie verso Mosca. Questo aumento della rigidezza nelle verifiche include la richiesta di assicurazioni formali da parte dei clienti sul non coinvolgimento di soggetti o entità presenti nell’elenco SDN (Special Designated Nationals) degli Stati Uniti nei pagamenti.Specificatamente, le banche First Abu Dhabi Bank (FAB) e Dubai Islamic Bank (DIB) negli UAE hanno interrotto l’operatività di alcuni conti legati al commercio con la Russia, come riportato da due informatori. Anche altre istituzioni finanziarie in Turchia e Cina, tra cui le banche ICBC e Bank of China, stanno procedendo con i pagamenti, ma con tempi dilatati che vanno da settimane a mesi.Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riconosciuto l’esistenza di problemi nei pagamenti con la Cina, attribuendo la causa a pressioni inedite dagli USA e dall’Unione Europea sulla Cina, che nonostante tutto, non dovrebbero impattare negativamente sullo sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche con Mosca.Le sanzioni occidentali alla Russia, scaturite dall’invasione dell’Ucraina avviata il 24 febbraio 2022, non proibiscono esplicitamente il commercio del petrolio russo purché venduto al di sotto della soglia di 60 dollari per barile stabilita dall’Occidente. Dopo un iniziale stallo nei primi mesi di conflitto, il commercio petrolifero russo si è poi stabilizzato, reindirizzando le sue esportazioni verso Asia e Africa.

Le recenti difficoltà incontrate dalle compagnie energetiche russe nei pagamenti per le forniture di petrolio e combustibili da Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti evidenziano l’impatto tangibile delle sanzioni secondarie degli Stati Uniti sull’economia russa. L’incremento della cautela da parte delle banche in questi paesi, a seguito della paura di incorrere in sanzioni secondarie per affari con entità russe, riflette le complesse dinamiche geopolitiche scaturite dall’invasione russa dell’Ucraina.

Questa situazione rappresenta un esempio chiaro di come le sanzioni internazionali possano influenzare non solo le relazioni bilaterali tra paesi ma anche il funzionamento globale dei mercati energetici. L’incertezza e i ritardi nei pagamenti compromettono le entrate della Russia, allineandosi con gli obiettivi delle sanzioni occidentali di ridurre il finanziamento verso il governo russo, pur cercando di mantenere stabili i flussi di energia globale.

La risposta delle banche in Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti, con l’adozione di standard di verifica più rigidi e l’interruzione di alcune operazioni bancarie con la Russia, sottolinea una crescente preoccupazione per le implicazioni delle sanzioni. Tale prudenza è indice di un mutamento nell’atteggiamento di alcuni dei principali partner commerciali della Russia, che si trovano a bilanciare la necessità di mantenere relazioni economiche con Mosca con il rischio di sanzioni internazionali.

Il riconoscimento da parte del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dei problemi nei pagamenti con la Cina, attribuiti a pressioni dagli USA e dall’UE, rivela le tensioni esistenti e la potenziale vulnerabilità della Russia alle strategie sanzionatorie occidentali. Tuttavia, la determinazione a non permettere che queste pressioni danneggino le relazioni commerciali ed economiche sottolinea la ricerca di Mosca di strategie alternative per garantire la continuità delle sue esportazioni energetiche.

L’adattamento del commercio petrolifero russo, con un reindirizzamento verso i mercati asiatici e africani dopo un’iniziale interruzione, mostra la resilienza della Russia di fronte alle sanzioni occidentali. Tuttavia, le attuali difficoltà nei pagamenti rappresentano una nuova sfida per Mosca, che dovrà trovare soluzioni innovative per bypassare gli ostacoli imposti dalle sanzioni e mantenere vivo il suo commercio energetico.

In sintesi, le difficoltà bancarie per il commercio energetico russo evidenziano il delicato equilibrio geopolitico che i paesi coinvolti devono navigare. Mentre le sanzioni cercano di limitare il sostegno economico alla Russia senza interrompere i flussi energetici globali, le reazioni dei partner commerciali di Mosca possono avere ripercussioni a lungo termine sulla geopolitica energetica e sulle relazioni internazionali.

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