
Quando si parla di massoneria, CIA e mafia in Italia, i nomi e i legami sembrano intrecciarsi in una trama tanto oscura quanto inquietante. Tra i personaggi centrali di questa storia spicca il principe Gianfranco Alliata di Montereale, figura emblematica di quel sottobosco di potere che ha condizionato la politica italiana dal Dopoguerra in poi.
Alliata, aristocratico siciliano, rappresenta una delle figure di raccordo tra la tradizione massonica italiana e quella americana. Fu il primo Sovrano Gran Commendatore del gruppo ALAM (Antichi Liberi e Accettati Muratori) di Piazza del Gesù, il quale, già nel 1948, ottenne il riconoscimento della potente Circoscrizione massonica Sud degli USA. Questo riconoscimento non era soltanto simbolico, ma funzionale a una strategia più ampia: creare una rete di influenza capace di orientare le decisioni del governo italiano contro il pericolo comunista.
I legami con la CIA e i boss mafiosi
La figura di Alliata emerge anche per i suoi legami con esponenti mafiosi e gruppi fascisti. Questi rapporti, sebbene spesso celati dietro un’apparente distanza, sembrano essere stati funzionali a mantenere l’Italia saldamente ancorata al blocco occidentale. Non a caso, il principe è stato sospettato di essere il mandante della strage di Portella della Ginestra, il primo eccidio politico della Repubblica italiana, orchestrato da Salvatore Giuliano nel 1947.
Alliata non era solo un uomo di collegamento tra massoneria e politica, ma anche un abile mediatore tra interessi italiani e americani. Fu uno dei primi a favorire il dialogo tra la CIA, i servizi segreti italiani e gli ambienti mafiosi siciliani, che da sempre hanno rappresentato una forza parallela in grado di condizionare la vita politica ed economica dell’isola.
Il ruolo nella strategia della tensione
Negli anni ’70, mentre l’Italia era attraversata dalla strategia della tensione, la rete di Alliata si ampliò ulteriormente. Fu in quegli anni che gli americani, preoccupati per la crescita elettorale del PCI, intensificarono le loro pressioni attraverso figure chiave della massoneria italiana. In questo contesto, Henry Clausen, Gran Maestro americano, attivò personaggi come il medico Joseph Miceli Crimi e il banchiere Michele Sindona, legati a doppio filo alla massoneria italo-americana.
Miceli Crimi, in particolare, aveva il compito di consolidare la frammentata massoneria italiana in chiave anticomunista. Ma il suo operato si intrecciò con quello di Sindona, uomo vicino alla mafia e coinvolto in numerosi scandali finanziari. Sindona, con il sostegno di Alliata e di altri personaggi, costituì negli USA l’associazione “Americani per un’Italia democratica”, un’organizzazione di facciata con obiettivi chiaramente anticomunisti.
Le ombre sulla loggia di Piazza del Gesù
Sotto la guida di Alliata, la loggia di Piazza del Gesù divenne un centro di potere parallelo. Non era solo un luogo di riunioni esoteriche, ma un crocevia di affari, favori e complotti. Il ruolo di Alliata nella gestione di questa rete è stato spesso sottovalutato, ma alcune indagini hanno evidenziato come il principe fosse al centro di una fitta trama che comprendeva mafiosi, politici e imprenditori.
Il legame tra Alliata e la mafia emerse in modo ancora più chiaro attraverso la figura di Giuseppe Mandalari, il “commercialista” di Totò Riina, che utilizzava società fantasma per riciclare denaro sporco. Mandalari, affiliato di alto grado nella massoneria, era uno dei tanti personaggi che orbitavano attorno a Piazza del Gesù e che utilizzavano la massoneria come copertura per affari illeciti e aggiustamenti processuali.
Un sistema ramificato e trasversale
Le logge massoniche, sotto l’influenza di personaggi come Alliata, non si limitarono a esercitare pressioni politiche. Esse divennero veri e propri centri di potere occulto, capaci di condizionare nomine, appalti e persino stragi. L’obiettivo non era solo quello di contrastare il comunismo, ma anche di creare un sistema di controllo trasversale che potesse perpetuare il potere delle élite coinvolte.
Le indagini svolte negli anni successivi hanno dimostrato come la massoneria di Piazza del Gesù fosse legata a strutture segrete come la loggia Propaganda 2 di Licio Gelli, con la quale condivideva metodi e finalità. Tra queste, la creazione di uno “stato parallelo” che agisse in funzione di interessi americani e mafiosi.
Conclusione
Gianfranco Alliata di Montereale è stato uno dei protagonisti meno noti ma più influenti della storia della massoneria italiana. La sua figura incarna quella commistione tra aristocrazia, politica, mafia e massoneria che ha segnato alcune delle pagine più oscure della storia del nostro Paese. Ancora oggi, le ombre della sua rete di potere sembrano riecheggiare in quelle strutture occulte che continuano a condizionare la vita politica e sociale dell’Italia.
Una storia che dimostra, ancora una volta, come il vero potere non sia sempre visibile, ma spesso si nasconda dietro simboli, rituali e connivenze che sfuggono alla luce del sole.
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