A novembre 2023, il presidente Emmanuel Macron ha intrapreso una visita strategica di due giorni in Asia centrale, con due tappe cruciali: il Kazakistan e l’Uzbekistan. Se nel primo la Francia gode già di una solida presenza economica e diplomatica, il secondo rappresenta una sfida, un territorio dove il peso congiunto di Cina, Russia e Turchia è evidente. L’Uzbekistan, tuttavia, sta attraversando una fase di trasformazione. Dopo decenni di isolamento sotto l’autocrazia di Islam Karimov, il Paese cerca nuovi partner economici, pur mantenendo una posizione di equilibrio con il gigante russo, oggi impegnato nella guerra in Ucraina.
L’Asia Centrale: una nuova priorità per la Francia
L’Asia centrale si sta gradualmente affermando come un’area di crescente interesse geopolitico per la Francia. La regione vanta una forte crescita economica, abbondanti risorse naturali ed energetiche e un significativo potenziale umano. Parigi vede in questa zona non solo un’opportunità economica, ma anche una chance per rafforzare la propria influenza culturale e politica. In Uzbekistan, in particolare, Macron punta a consolidare la presenza francese sfruttando le riforme e l’apertura internazionale del governo di Shavkat Mirziyoyev. La Francia ha già dato segnali importanti: l’apertura di una nuova “Alliance Française” a Samarcanda e il sostegno al restauro di siti storici dimostrano la volontà di guadagnarsi il favore del popolo uzbeko attraverso il prestigio culturale.
Economia al centro della missione
Il cuore della visita presidenziale è stato, prevedibilmente, l’economia. Macron ha dichiarato apertamente l’obiettivo di esplorare “il potenziale di cooperazione tra i nostri Paesi”. Non sorprende, quindi, che il presidente francese fosse accompagnato da una delegazione di imprenditori di alto livello, coinvolti in un Forum d’affari per rafforzare i legami commerciali bilaterali. I risultati economici non mancano: durante le visite diplomatiche degli ultimi anni, sono stati firmati accordi multimiliardari. Nel 2018, il presidente uzbeko Mirziyoyev siglò contratti per 3,4 miliardi di euro a Parigi; nel 2022, la cifra è salita a 6,08 miliardi.
Ad ottobre 2023, il ricercatore Sébastien Boussois ha evidenziato su La Tribune che “il numero di joint venture con aziende francesi è triplicato negli ultimi anni, con un portafoglio di progetti attivi che supera i 5 miliardi di euro”. Inoltre, ad aprile 2024 è stata inaugurata la Camera Economica Francia-Uzbekistan (CEFO), un segnale chiaro di un rapporto commerciale sempre più strutturato.
Energia e infrastrutture: i settori chiave
Le aziende francesi stanno guadagnando terreno in settori strategici. Total sta realizzando una centrale solare da 100 MW a Nurabad, mentre Orano conduce esplorazioni geologiche per lo sfruttamento delle riserve di uranio. Suez, invece, è coinvolta nella costruzione di una centrale a ciclo combinato nella provincia di Syrdarya. Anche nel settore dei lavori pubblici, la Francia gioca un ruolo di primo piano: Veolia, ad esempio, gestisce la rete di riscaldamento di Tashkent attraverso un partenariato pubblico-privato. Questa presenza è particolarmente significativa in un Paese ricco di risorse come l’uranio, una materia prima di cui la Francia ha un disperato bisogno per sostenere il proprio sistema energetico nucleare.
L’ombra delle sanzioni
Nonostante il dinamismo economico, persistono tensioni politiche. Le relazioni storiche tra l’Asia centrale e la Russia, consolidate anche attraverso l’Unione Economica Eurasiatica (UEE), rendono i Paesi della regione vulnerabili alle sanzioni imposte dall’Unione Europea in risposta alla guerra in Ucraina. Tali misure, in alcuni casi, colpiscono figure legate indirettamente al Cremlino, generando malcontento tra i governi locali.
Un esempio emblematico è quello di Gulbakhor Ismailova, una nota ginecologa uzbeka sanzionata per i legami familiari con il fratello Alicher Usmanov, un oligarca vicino a Mosca. Nonostante la donna abbia rinunciato ai benefici derivanti dai fondi del fratello, le sanzioni restano in vigore, impedendole di viaggiare nell’UE. Questo trattamento ha suscitato critiche da parte di Paesi come Slovacchia, Italia e Grecia, rischiando di raffreddare il dialogo tra l’Uzbekistan e l’Occidente.
Un delicato equilibrio internazionale
Nonostante le difficoltà, Tashkent continua a perseguire una politica di diversificazione delle relazioni internazionali. Nel 2023, l’Uzbekistan ha ospitato esercitazioni militari dell’OTAN, un evento significativo che segnala la volontà di bilanciarsi tra le pressioni di Mosca e l’apertura all’Occidente. Tuttavia, resta da vedere quanto a lungo potrà mantenere questa posizione, specialmente in un contesto globale sempre più polarizzato.
Conclusioni: una scommessa geopolitica per la Francia
Il viaggio di Macron in Asia centrale riflette la volontà della Francia di ritagliarsi un ruolo di rilievo in una regione dove le influenze russa, cinese e turca sono già radicate. Attraverso una combinazione di soft power culturale e investimenti economici strategici, Parigi punta a rafforzare i legami con l’Uzbekistan, sfruttando le opportunità offerte dal nuovo corso politico di Mirziyoyev. Tuttavia, la sfida sarà quella di navigare tra le complessità geopolitiche della regione, evitando che le tensioni internazionali compromettano un rapporto bilaterale che promette di essere sempre più fruttuoso.
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