Napoli, Università Orientale – maggio 2024
Il Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo dell’Università Orientale di Napoli ha recentemente ospitato un incontro di grande rilevanza intellettuale e politica, organizzato nell’ambito del ciclo “Focus Palestina”. Protagonisti della conferenza sono stati Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati, e Luigi Daniele, docente di Diritto Internazionale presso la Nottingham Trent University. Al centro del dibattito, i contenuti del libro di Albanese “J’accuse”, l’ultimo rapporto ONU “Anatomy of a Genocide” e l’analisi della situazione attuale in Palestina, sette mesi dopo l’assedio di Gaza seguito agli eventi del 7 ottobre 2023.
Genocidio e occupazione: lo stato del conflitto
Francesca Albanese, forte della sua lunga esperienza sul campo e del suo ruolo alle Nazioni Unite, ha delineato un quadro allarmante: “La Palestina è un luogo dove il diritto internazionale è stato tradito da sempre”. Ha spiegato come l’assedio militare e umanitario di Gaza rappresenti non solo una violazione del diritto internazionale umanitario, ma anche una progressione verso ciò che la Convenzione per la prevenzione e repressione del crimine di genocidio definisce come genocidio.
L’autrice ha insistito sulla necessità di qualificare correttamente le violazioni legali. Secondo Albanese, il linguaggio politico e mediatico tende a falsificare o minimizzare le realtà sul campo, ad esempio deumanizzando i palestinesi attraverso la retorica degli “scudi umani” o definendo Gaza una “zona di combattimento”. Ha citato il caso delle evacuazioni forzate del nord della Striscia di Gaza, imposte sotto minaccia militare e spesso giustificate come “misure di sicurezza”. Questi atti, ha sostenuto Albanese, evidenziano un intento di distruzione fisica e culturale del popolo palestinese, un elemento centrale nella definizione di genocidio.
Il ruolo del diritto internazionale
Luigi Daniele ha offerto un’analisi dettagliata delle difficoltà strutturali del diritto internazionale nel sanzionare Israele per le sue azioni. La giurisprudenza sulla responsabilità statale, ha spiegato, è spesso ostacolata da equilibri geopolitici e dalle alleanze strategiche tra Israele e potenze occidentali. Daniele ha ricordato come il genocidio, a differenza di altri crimini internazionali, richieda la prova di un intento specifico di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Tuttavia, ha sottolineato che l’abbondanza di dichiarazioni pubbliche e politiche israeliane che incitano alla violenza o negano l’esistenza stessa del popolo palestinese rappresenta una base giuridica solida per dimostrare tale intento.
Il giurista ha inoltre criticato la retorica occidentale che legittima gli attacchi indiscriminati contro Gaza come “autodifesa”. Ha definito questa narrativa una distorsione del diritto internazionale, che non permette ad uno Stato occupante di giustificare azioni offensive contro un popolo sotto occupazione permanente.
Il diritto all’autodeterminazione: un principio tradito
Uno dei temi centrali del dibattito è stato il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, riconosciuto dal diritto internazionale ma sistematicamente negato da Israele. Albanese ha osservato che l’occupazione dei territori palestinesi, iniziata nel 1967, si è trasformata in un regime di apartheid e colonialismo di insediamento, con 800.000 coloni israeliani che vivono oggi in colonie illegali in Cisgiordania. La situazione legale dei palestinesi in queste aree è dominata da un sistema legislativo duale: mentre i coloni israeliani sono soggetti alla giurisdizione civile, i palestinesi vivono sotto legge marziale, con pene sproporzionate per crimini minori e processi nei tribunali militari.
Daniele ha enfatizzato che questa discriminazione sistematica rappresenta una violazione del principio di uguaglianza e del diritto internazionale umanitario, sottolineando che la Corte Penale Internazionale ha giurisdizione sulla situazione nei Territori palestinesi e dovrebbe accelerare le indagini sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi da entrambe le parti.
La responsabilità della comunità internazionale
Entrambi i relatori hanno sottolineato come la comunità internazionale abbia fallito nel suo ruolo di garante del diritto internazionale. Nonostante le risoluzioni ONU che condannano l’occupazione e il colonialismo, e i rapporti che denunciano gravi violazioni, pochi Stati sono intervenuti in modo concreto per fermare l’espansione delle colonie o le operazioni militari indiscriminate.
Secondo Albanese, il fallimento delle Nazioni Unite nel proteggere i palestinesi è emblematico di una crisi globale del sistema legale internazionale. Ha citato la mancanza di azioni del Consiglio di Sicurezza come un esempio di come il diritto venga subordinato agli interessi geopolitici di Stati potenti come gli Stati Uniti, storici alleati di Israele.
Daniele ha aggiunto che anche l’Europa ha una responsabilità significativa. L’Italia, terzo esportatore di armi verso Israele, rischia di essere implicata in crimini di guerra per aver fornito supporto materiale a un conflitto armato illegale. Ha sollecitato una revisione delle politiche europee per garantire che gli Stati membri rispettino le loro obbligazioni sotto la Convenzione di Ginevra e le leggi sui diritti umani.
Una speranza per il futuro?
Nonostante il quadro desolante, entrambi i relatori hanno sottolineato la possibilità di un cambiamento. “La salvezza dei palestinesi è anche la salvezza degli israeliani”, ha detto Albanese, ricordando che una pace giusta e duratura è possibile solo con il rispetto dei diritti di entrambi i popoli. Daniele ha ribadito l’importanza di un sistema legale internazionale forte e coerente per prevenire ulteriori tragedie umanitarie e garantire che la giustizia prevalga.
Conclusione
L’intervento di Francesca Albanese e Luigi Daniele ha evidenziato non solo le profonde ingiustizie del conflitto israelo-palestinese, ma anche le sfide e le possibilità per affrontarle. In un’epoca in cui il diritto internazionale è messo alla prova, il loro lavoro rappresenta un richiamo urgente all’azione, alla solidarietà e alla difesa della dignità umana.
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