Press "Enter" to skip to content

La Siria, la Turchia e il pericolo jihadista: un nuovo capitolo di instabilità regionale

Basato sull’intervista esclusiva a Alain Chouet, ex capo del servizio di intelligence per la sicurezza della DGSE, condotta da Roland Lombardi per “Le Diplomate”. il 3 dicembre 2024.

https://lediplomate.media/2024/12/entretien-point-sur-la-situation-en-syrie-avec-alain-chouet-ex-dgse/roland-lombardi/monde/moyen-orient

La recente offensiva jihadista nella regione di Aleppo, orchestrata da Hayat Tahrir al-Sham (HTS), ex filiale di al-Qaeda, segna una nuova fase nel conflitto siriano. Nonostante HTS si sia dissociato dalla rivoluzione islamica globale per concentrarsi su obiettivi locali, i suoi recenti successi militari potrebbero rilanciare ambizioni più vaste, come accadde per Daesh. Questa evoluzione preoccupa profondamente tutti gli attori regionali e internazionali.

Il ruolo della Turchia: una strategia calcolata

Secondo Alain Chouet, l’offensiva jihadista ad Aleppo è stata possibile solo grazie all’assenso, se non all’esplicito sostegno, della Turchia. Ankara sta sfruttando il caos regionale per perseguire obiettivi strategici ben definiti:

1. Punire Russia e Damasco per il mancato rispetto degli accordi di Astana, che prevedevano la fine delle offensive contro i civili nella provincia di Idlib.

2. Dimostrare la propria capacità di influenza alla vigilia dei negoziati di riconciliazione tra Turchia e Siria, mediati dalla Russia.

3. Contrastare l’Iran e i suoi alleati, come Hezbollah, presentandosi come leader dell’asse sunnita che collega Ankara, Riyadh e Doha.

4. Spingere jihadisti e forze ribelli verso est per eliminare la presenza curda lungo la “zona di sicurezza” al confine turco-siriano.

5. Utilizzare i rifugiati come leva politica nei confronti dell’Europa, replicando una strategia già adottata con successo in passato.

La debolezza del regime siriano

L’esercito siriano, duramente provato da anni di conflitti, appare incapace di contrastare l’offensiva jihadista. Alain Chouet sottolinea come l’esercito regolare sia mal equipaggiato, mal comandato e minato da continue defezioni. Le sue ultime linee di difesa sono rappresentate da brigate d’élite come la Guardia Repubblicana, forze speciali e milizie comunitarie alaouite, ma queste unità sono ridotte e di valore militare disomogeneo.

Il sostegno che Damasco potrebbe ricevere da Hezbollah e dai Pasdaran iraniani è limitato. Hezbollah, colpito duramente dalle operazioni israeliane in Libano, è politicamente e militarmente indebolito, mentre l’Iran è alle prese con pressioni interne ed esterne che ne limitano la capacità di intervento.

Il rischio di una deriva jihadista

Il successo di HTS potrebbe rilanciare il rischio di una nuova ondata jihadista. La creazione di uno stato islamico in Siria rappresenterebbe una minaccia non solo per la regione, ma anche per i paesi occidentali. Israele, ad esempio, non ha alcun interesse a vedere il regime di Assad sostituito da una leadership estremista, potenzialmente più pericolosa e imprevedibile.

Le monarchie del Golfo e l’Arabia Saudita, memori degli errori commessi con il “Califfo” Baghdadi, temono il consolidamento di un nuovo focolaio jihadista, mentre gli Stati Uniti restano preoccupati per le ripercussioni di un tale sviluppo.

La Russia tra impegni e distrazioni

Mosca, principale alleato militare di Damasco, è stata colta di sorpresa dall’offensiva jihadista. Distratta dal conflitto in Ucraina, la Russia ha ridotto la sua presenza in Siria, limitandosi a supportare il regime con operazioni aeree dalla base di Latakia. Sebbene non ci siano conferme ufficiali sull’uccisione del leader di HTS, Abu Mohammed al-Joulani, a seguito di attacchi russi, è probabile che Mosca intensifichi le sue operazioni per salvaguardare la propria reputazione di alleato affidabile e preservare le basi strategiche in Siria.

La debolezza degli Stati Uniti

Alain Chouet critica duramente le politiche americane in Medio Oriente, accusando le amministrazioni democratiche, da Madeleine Albright a Hillary Clinton, di mancanza di visione. I ritiri disorganizzati dall’Iraq e dall’Afghanistan e il sostegno a rivoluzioni guidate dai Fratelli Musulmani dimostrano, secondo Chouet, un approccio miope. L’amministrazione Biden, nonostante una presenza militare significativa nel nord-est della Siria, non ha sviluppato una strategia chiara.

Con la transizione verso una possibile amministrazione Trump, la diplomazia americana appare indebolita, offrendo alla Turchia spazio per avanzare i propri obiettivi.

Conclusioni

La situazione in Siria rimane estremamente fluida e pericolosa. La strategia turca, se mal gestita, potrebbe portare a una nuova escalation del conflitto e alla creazione di un nuovo stato jihadista.

Gli attori regionali e internazionali devono affrontare sfide significative per prevenire ulteriori destabilizzazioni. In un contesto di incertezza globale, il futuro del conflitto siriano resta un banco di prova cruciale per la geopolitica mondiale.

Siria, Turchia, Hayat Tahrir al-Sham, jihadismo, Aleppo, Iran, Russia, Stati Uniti, Erdogan, Bashar al-Assad, Hezbollah, conflitto siriano, Medio Oriente, diplomazia internazionale, zone di sicurezza, rifugiati, terrorismo, proxy iraniani, monarchie del Golfo, geopolitica, instabilità regionale, offensive jihadiste, HTS, esercito siriano, amministrazione Biden, amministrazione Trump, politica estera, conflitto regionale, Russia in Siria, intervento turco.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Mission News Theme by Compete Themes.
    mappamundi

    Privacy

    Privacy Policy di OPIG

    Per maggiori dettagli sui dati raccolti e sui cookie visualizzare le diverse informative presenti sul sito.