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La retorica della cyber-guerra: banalità e ombre nella narrativa occidentale su Russia e NATO

La dichiarazione di McFadden* pur avendo un evidente intento di sensibilizzazione sui rischi delle minacce cibernetiche russe, appare in larga misura prevedibile e inserita in una narrativa consolidata, quasi automatica, della politica occidentale nei confronti della Russia. Da un punto di vista politico, il discorso segue il solco della retorica che posiziona la Russia come un attore aggressivo e destabilizzante, utile per giustificare un rafforzamento delle capacità di difesa cibernetica e, più in generale, delle spese militari dei Paesi NATO. Tuttavia, dietro questa narrativa, vi sono alcune banalità strategiche che è utile sottolineare.

In primo luogo, l’enfasi sulle capacità cibernetiche russe non è una novità. Da anni, è risaputo che la Russia, insieme a Paesi come la Cina, possiede una sofisticata capacità di guerra informatica. Ripetere concetti già ampiamente accettati rischia di sembrare una mossa di pubbliche relazioni più che una reale innovazione strategica. Inoltre, parlare di attacchi “unprovoked” contro infrastrutture critiche sembra ignorare o minimizzare la logica del conflitto in corso: la guerra in Ucraina non è semplicemente una guerra tra Kiev e Mosca, ma un confronto per procura tra la Russia e la NATO. In questo senso, descrivere gli attacchi russi come “imprevedibili” o “irresponsabili” suona ingenuo, considerando che tali azioni rientrano pienamente nella logica di escalation e deterrenza che entrambi i blocchi stanno perseguendo.

Dal punto di vista strategico, la dichiarazione si concentra sull’aspetto difensivo, sottolineando gli sforzi del Regno Unito e dei suoi alleati per contrastare le minacce russe “sia pubblicamente che dietro le quinte”. Tuttavia, manca una riflessione più ampia sulle conseguenze di una crescente militarizzazione del cyberspazio e sulla possibilità che queste dinamiche portino a un’escalation non controllata. Definire i gruppi russi “imprevedibili” è un’osservazione retorica che potrebbe applicarsi a qualsiasi attore coinvolto in una guerra non convenzionale. Inoltre, questa narrazione rischia di ignorare la possibilità che azioni NATO – come il supporto cibernetico all’Ucraina – abbiano contribuito ad alimentare la spirale di attacchi e controattacchi.

La banalità del discorso emerge anche nella sua prevedibilità: la Russia è dipinta come un avversario unilaterale, con il Regno Unito e gli alleati occidentali nel ruolo di vittime che “guardano” e “monitorano” le azioni nemiche. In realtà, la guerra cibernetica è un campo in cui nessuno è innocente. Non viene menzionato il ruolo attivo degli Stati Uniti e della NATO nel condurre operazioni simili, né il fatto che la Russia potrebbe percepire molte delle azioni occidentali come provocazioni.

Infine, parlare della guerra cibernetica come una “guerra nascosta” suona quasi ironico, dato che la dimensione cibernetica del conflitto è ben nota e apertamente discussa da anni. Dichiarare che la Russia può “spegnere le luci” o “chiudere le reti energetiche” appare come un allarmismo funzionale a giustificare ulteriori investimenti nel settore della difesa, senza offrire alcuna soluzione concreta per mitigare questi rischi.

In sintesi, la dichiarazione di McFadden è politicamente utile per galvanizzare il consenso attorno alla necessità di investire in difesa cibernetica, ma strategicamente povera nella sua analisi. Non offre una reale valutazione del contesto globale, evita di interrogarsi sul ruolo della NATO nella genesi del conflitto, e si limita a reiterare narrazioni consolidate. In ultima analisi, se davvero la Russia e la NATO sono coinvolte in una guerra di fatto – sia in Ucraina sia nel cyberspazio – discorsi come questo sembrano più destinati al pubblico interno che a una reale riflessione strategica.

  • Pat McFadden è un politico britannico del Partito Laburista, attualmente in carica come Cancelliere del Ducato di Lancaster. In questa veste, ha la responsabilità di supervisionare vari dipartimenti governativi e di coordinare le politiche del governo. Le dichiarazioni in questione sono state pronunciate durante la Conferenza sulla Difesa Cibernetica della NATO, tenutasi presso Lancaster House a Londra. In tale occasione, McFadden ha sottolineato la crescente minaccia rappresentata dagli attacchi cibernetici russi, evidenziando come questi possano compromettere infrastrutture critiche e destabilizzare le nazioni membri dell’Alleanza.

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