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La guerra economica: un paradigma globale spesso ignorato nell’ interpretazione di Ali LAÏDI

La guerra economica rappresenta oggi uno dei principali strumenti di competizione globale, un paradigma che rispecchia l’affrontamento tra potenze economiche e politiche in uno scenario sempre più complesso. Eppure, come sottolinea l’autore dell’intervento, il mondo accademico e le istituzioni europee non hanno ancora pienamente riconosciuto la centralità di questa dinamica, lasciando un vuoto strategico che rischia di escludere l’Europa dai principali tavoli decisionali del futuro.

Una definizione mancata

Secondo l’autore , la guerra economica non è un concetto nuovo, né limitato al sistema liberale. La sua storia risale al Neolitico, quando le prime società umane combattevano per il controllo delle risorse naturali come i fiumi, fondamentali per la sopravvivenza. L’autore definisce la guerra economica come l’uso di mezzi illeciti o sleali per preservare o conquistare mercati, una pratica che si manifesta sia in tempi di pace che di conflitto. Questa definizione sfida l’idea che il campo economico sia privo di violenza, dimostrando invece come la competizione economica sia intrinsecamente legata alla sfera politica e al concetto di potere.

La guerra economica e il vuoto accademico

Un aspetto centrale dell’intervento riguarda il mancato riconoscimento accademico della guerra economica. L’autore racconta la sua esperienza personale di ricerca, iniziata nel 2006 con una tesi sull’argomento, e descrive come il concetto fosse inizialmente ignorato dai principali istituti accademici. Questo vuoto intellettuale, secondo l’autore, si riflette nelle politiche europee, dove manca una strategia coordinata per affrontare la crescente competizione economica globale.

L’autore sottolinea che l’intelligence economica, uno strumento chiave della guerra economica, è spesso ridotta a una questione tecnica, ignorando il paradigma più ampio in cui si inserisce. L’intelligence economica, definita come la raccolta e protezione di informazioni strategiche per supportare decisioni economiche, non viene pienamente integrata nella visione strategica dell’Europa.

Il paradigma del “conflitto tra potenze”

Contrariamente alla teoria del “conflitto tra civiltà” proposta da Samuel Huntington, l’autore ritiene che l’attuale panorama globale sia dominato da un conflitto tra potenze. Questo paradigma è emerso con forza dopo la fine della Guerra Fredda, quando il crollo dell’Unione Sovietica ha segnato il ritorno alla competizione tra grandi potenze, come gli Stati Uniti, la Cina e, in misura minore, l’Europa.

L’autore collega eventi recenti come il Covid-19, il Brexit e la guerra in Ucraina a questo paradigma, sottolineando come la competizione economica sia diventata il principale campo di battaglia per la supremazia globale. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno rapidamente adattato le loro politiche, spostando il focus dalla competizione militare alla protezione degli interessi economici nazionali.

Gli strumenti della guerra economica

Gli Stati Uniti e la Cina sono descritti come i principali attori della guerra economica contemporanea. Gli Stati Uniti hanno adottato una serie di leggi, come il Cloud Act e l’Export Control Reform Act, che rafforzano la loro capacità di controllare le tecnologie critiche e di imporre sanzioni extraterritoriali. Queste leggi consentono agli Stati Uniti di influenzare direttamente il comportamento delle imprese europee, spesso a scapito della loro sovranità economica.

La Cina, dal canto suo, ha risposto con leggi speculari, come la legge sul controllo delle esportazioni del 2017, che impone restrizioni simili alle imprese che utilizzano tecnologie cinesi. L’autore evidenzia come queste politiche creino un dilemma per le imprese europee, spesso bloccate tra le richieste contrastanti di Stati Uniti e Cina.

Il caso dell’Europa

Uno dei punti più critici dell’intervento riguarda il ruolo dell’Europa nella guerra economica. L’autore critica la mancanza di una strategia economica comune e l’assenza di pensiero strategico. Pur riconoscendo alcuni progressi, come l’introduzione del concetto di “resilienza economica” e le iniziative per la reindustrializzazione, l’autore sottolinea che queste misure sono insufficienti per affrontare le sfide globali.

L’autore sostiene che l’Europa debba sviluppare una visione più chiara e ambiziosa della sicurezza economica, ispirandosi a modelli storici come la strategia industriale giapponese del dopoguerra. Questa visione dovrebbe includere un maggiore investimento nella ricerca accademica e nella formazione di leader capaci di comprendere e affrontare le dinamiche della guerra economica.

Conclusioni

L’intervento si conclude con un appello a riconoscere la guerra economica come una realtà centrale delle relazioni internazionali contemporanee. L’autore invita l’Europa a superare il suo complesso di inferiorità e a sviluppare una strategia basata sulla comprensione del rapporto di forza economico. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e una pianificazione strategica l’Europa potrà evitare di essere esclusa dal nuovo ordine mondiale e garantire la sua sovranità economica.

Questa riflessione rappresenta un invito a considerare la guerra economica non solo come una minaccia, ma anche come un’opportunità per ridefinire il ruolo dell’Europa nel mondo.

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