
Il 12 gennaio 1978, l’amministrazione Carter pubblicò un memorandum che segnò una svolta significativa nella posizione americana verso la partecipazione comunista nei governi dell’Europa occidentale. Sebbene il documento fosse rivolto a tutti i Paesi della regione, il suo contenuto aveva chiaramente come obiettivo principale l’Italia, dove il Partito Comunista Italiano (PCI) guidato da Enrico Berlinguer aveva guadagnato un crescente consenso elettorale, destando preoccupazioni a Washington.
Il Memorandum e la Politica Americana sull’Eurocomunismo
Nel memorandum, l’amministrazione Carter ribadiva che gli Stati Uniti rispettavano la sovranità dei propri alleati europei, ma al tempo stesso sottolineava una posizione netta contro la partecipazione dei comunisti nei governi occidentali. Si affermava chiaramente che l’influenza comunista non era ben accolta e che gli Stati Uniti si aspettavano che i partiti democratici rispondessero alle aspirazioni popolari senza ricorrere a forze “non democratiche”.
Questa dichiarazione segnò un cambiamento radicale rispetto all’ambiguità iniziale dell’amministrazione Carter nei confronti dell’eurocomunismo. Nel 1975-76, i democratici americani avevano mostrato una certa apertura verso il compromesso storico italiano, una proposta politica che mirava alla collaborazione tra il PCI e la Democrazia Cristiana. Tuttavia, nel 1978, il PCI veniva categoricamente escluso dal novero delle forze democratiche, una presa di posizione che rifletteva le preoccupazioni americane per il crescente successo elettorale del partito comunista.
La Reazione in Italia: Tra Critiche e Passività
In Italia, la dichiarazione suscitò forti reazioni. Mentre gli ambienti politici più vicini alla destra accolsero favorevolmente la posizione americana, altre forze politiche e mediatiche criticarono duramente quella che percepivano come un’ingerenza indebita. Eugenio Scalfari, in un editoriale su la Repubblica, denunciò la “tiepidità” del governo Andreotti e, in particolare, l’atteggiamento del ministro degli Esteri Arnaldo Forlani, che rispose con un laconico “boh” alle domande sulla posizione italiana.
Questo atteggiamento passivo contrastava con la ferma protesta espressa dal governo francese nei confronti di Carter. Scalfari sottolineò come il “boh” di Forlani rappresentasse un segnale di debolezza diplomatica, evidenziando il divario tra una diplomazia rispettabile e un approccio provinciale che non difendeva i principi fondamentali della democrazia.
La Copertura Mediatica e l’Altolà al PCI
Il settimanale Panorama dedicò ampio spazio alla vicenda, titolando in copertina: Berlinguer stia al suo posto. Perché Carter ha cambiato idea. All’interno, un articolo di Massimo Conti metteva in evidenza l’inaspettata durezza della posizione americana, sottolineando come neanche sotto Nixon o Kissinger la Casa Bianca avesse assunto una posizione così esplicita e ufficiale contro il PCI.
Questa nuova linea americana, infatti, rappresentava un monito diretto al PCI, che veniva identificato come una forza antidemocratica. L’articolo si interrogava sulle ragioni di questo improvviso cambiamento, attribuendolo ai successi elettorali comunisti e alla necessità di arginare un’influenza che Washington considerava pericolosa per gli equilibri geopolitici.
Conclusioni
La dichiarazione del 12 gennaio 1978 rifletteva le crescenti preoccupazioni americane per il panorama politico italiano e l’avanzata del PCI. Tuttavia, il modo in cui questa posizione fu comunicata e percepita in Italia alimentò accuse di interferenza negli affari interni del Paese, sollevando interrogativi sul ruolo degli Stati Uniti nella politica europea durante la Guerra Fredda.
La reazione italiana, caratterizzata da divisioni interne e una certa passività istituzionale, evidenziò la fragilità della politica estera del Paese in quel periodo. Al contempo, la vicenda rappresentò un ulteriore tassello nell’intricata relazione tra Italia e Stati Uniti, fatta di cooperazione strategica ma anche di profonde tensioni e incomprensioni.
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