
Robert Kennedy e l’Obiettivo Castro
Nell’autunno del 1961, Robert Kennedy, reduce dal suo ruolo nella crisi di Berlino, ricevette l’incarico di coordinare le operazioni per eliminare Fidel Castro e destabilizzare il regime cubano. All’epoca 35enne e procuratore generale, divenne il principale promotore di questa missione, tanto da guadagnarsi il disprezzo della CIA, che lo considerava arrogante e irrealistico. Samuel Halpern, un alto dirigente della CIA, ricordò come i fratelli Kennedy fossero ossessionati dall’eliminazione di Castro, percepita come una vendetta personale per il fallimento della Baia dei Porci, che aveva infangato il prestigio della famiglia. La CIA, nonostante il suo scetticismo, era costretta a eseguire gli ordini presidenziali, spesso senza una chiara giustificazione strategica.
Molti agenti della CIA, secondo Halpern, non comprendevano le motivazioni dietro le operazioni. “Perché lo stiamo facendo?”, si chiedevano spesso. La pressione politica esercitata dai Kennedy portò l’agenzia a continuare, creando un clima di frustrazione e tensione interna. Tuttavia, i Kennedy vedevano Cuba come una minaccia da neutralizzare a ogni costo, e Castro rappresentava il simbolo di quella sconfitta che non intendevano tollerare.
La Task Force su Cuba e l’Operazione Mongoose
Il fallimento della Baia dei Porci portò l’amministrazione Kennedy a cambiare approccio. L’invasione militare fu sostituita da una strategia di guerriglia, propaganda e sabotaggi economici. Nacque così l’Operazione Mongoose, un piano ambizioso che aveva l’obiettivo di fomentare una rivolta interna a Cuba e rovesciare il regime. Per gestire l’operazione, la CIA istituì una task force su Cuba, con sede presso l’Università di Miami. Questa base, che divenne la più grande della CIA al mondo, contava 600 funzionari americani e oltre 3.000 esuli cubani sotto contratto.
Le operazioni prevedevano l’infiltrazione di guerriglieri a Cuba per raccogliere informazioni e compiere sabotaggi, ma anche azioni di propaganda per indebolire il consenso verso Castro. Edward Lansdale, un esperto di controinsurrezioni, venne scelto per guidare il piano, mentre William Harvey, a capo delle operazioni esecutive della CIA, supervisionava i complotti per assassinare Castro, utilizzando metodi come pillole avvelenate. Tuttavia, le risorse locali erano insufficienti e il controllo del regime cubano era troppo forte. Gli esuli cubani a Miami, pur ricevendo ingenti finanziamenti, non riuscivano a ottenere risultati significativi, e i sabotaggi producevano effetti marginali.
Le Tensioni tra i Kennedy e la CIA
Il rapporto tra la Casa Bianca e la CIA era estremamente teso. Robert Kennedy attribuiva all’agenzia la colpa del disastro della Baia dei Porci e cercava di riformarla per ottenere risultati concreti. In un’intervista del 1964, definì gli agenti della CIA “non molto bravi” e criticò la loro mancanza di creatività.
Dal canto loro, molti funzionari della CIA percepivano le pressioni dei Kennedy come eccessive e ingiustificate. Halpern osservò che l’intera operazione sembrava più motivata da ragioni personali che da obiettivi strategici. Durante un incontro alla Casa Bianca, il presidente Kennedy e suo fratello rimproverarono Richard Bissell, un alto dirigente della CIA, accusandolo di non aver fatto abbastanza per eliminare Castro. Bissell, confuso, ricevette solo indicazioni vaghe come “Usa la tua immaginazione”.
Il Coinvolgimento della Mafia
Nonostante Robert Kennedy fosse un noto oppositore della criminalità organizzata, l’amministrazione permise alla CIA di collaborare con la mafia nei tentativi di eliminare Castro. Già nel 1960, la CIA aveva coinvolto mafiosi come Johnny Rosselli e Sam Giancana, che speravano di ripristinare i loro affari a Cuba, inclusi casinò e attività illecite, perduti dopo la rivoluzione. Pillole avvelenate e altre attrezzature vennero fornite ai mafiosi, ma nessuno dei piani ebbe successo. Gli obiettivi si ampliarono a includere anche Raúl Castro e Che Guevara, ma senza risultati concreti.
Charles Ford, un agente della CIA, fu assegnato direttamente a Robert Kennedy per mantenere i contatti con la mafia. Ford viaggiava regolarmente negli Stati Uniti e in Canada per incontrare esponenti mafiosi e coordinare piani di infiltrazione a Cuba. Tuttavia, le operazioni si rivelarono inefficaci e altamente rischiose.
Il Caso Giancana e le Intercettazioni
Un esempio emblematico delle contraddizioni interne fu il caso delle intercettazioni di Sam Giancana. Durante una missione della CIA, Giancana ordinò di spiare Dan Rowan, un comico sospettato di avere una relazione con la sua compagna, la cantante Phyllis McGuire. L’operazione, gestita da Robert Maheu, fallì quando l’attrezzatura per le intercettazioni venne scoperta. Questo episodio mise in imbarazzo la CIA e portò l’FBI a indagare su Giancana. Robert Kennedy, informato del caso, si oppose pubblicamente al coinvolgimento della mafia ma, in privato, accettò di non perseguire legalmente Giancana per evitare scandali.
Il Fallimento dell’Operazione Mongoose
L’Operazione Mongoose, costata almeno 100 milioni di dollari, fallì completamente. Lansdale elaborò un piano in sei fasi che prevedeva il rovesciamento di Castro entro il 20 ottobre 1962, ma mancavano risorse locali, supporto interno e una strategia realistica. Alcuni piani risultarono grotteschi, come l’idea di diffondere voci sulla Seconda Venuta di Cristo per screditare Castro. Altri tentativi, come sabotare lo zucchero cubano con sostanze chimiche, furono altrettanto inefficaci.
Preparativi Militari e la Crisi Missilistica
Parallelamente, il Pentagono avviò esercitazioni militari per preparare un’invasione di Cuba. Operazioni come “Swift Strike II” e la simulazione “Ortsac” (Castro scritto al contrario) aumentarono le tensioni. Nikita Krusciov interpretò queste attività come una minaccia diretta, spingendolo a collocare missili nucleari a Cuba, scatenando la crisi missilistica dell’ottobre 1962.
Le Contraddizioni dei Kennedy
Nonostante la sua opposizione pubblica alla mafia, Robert Kennedy sfruttò i contatti della CIA con figure mafiose per perseguire i suoi obiettivi. Documenti e testimonianze rivelano che Kennedy approvò tacitamente i complotti contro Castro, limitandosi a chiedere che futuri contatti con la mafia fossero approvati dal suo ufficio. Questa ambiguità rifletteva il dualismo della politica dei Kennedy, divisi tra ideali morali e pragmatismo politico.
Conclusioni
L’ossessione dei Kennedy per Castro si rivelò un fallimento. L’Operazione Mongoose non riuscì a rovesciare il regime e rafforzò l’alleanza tra Cuba e l’Unione Sovietica. Le tensioni culminarono nella crisi missilistica, esacerbando le dinamiche della Guerra Fredda. Questa vicenda mise in luce i limiti delle strategie americane e l’eredità ambivalente della politica dei Kennedy.
Robert Kennedy, Fidel Castro, CIA, Mafia, Baia dei Porci, Operazione Mongoose, Guerra Fredda, crisi missilistica di Cuba, John F. Kennedy, Sam Giancana, Johnny Rosselli, sabotaggi, propaganda, Edward Lansdale, William Harvey, criminalità organizzata, controinsurrezioni, politica estera USA, Cuba, Unione Sovietica.
Be First to Comment