
Il futuro dell’ipersonico? Se lo stanno già giocando Russia e Stati Uniti. L’Europa, nel frattempo, sventola proclami, spreca miliardi e resta aggrappata alla convinzione che, prima o poi, il nemico busserà alle sue porte. Peccato che nel frattempo, la vera guerra – quella della tecnologia e del dominio spaziale – si giochi su un altro piano. Letteralmente.
È quanto scrive Jean-François Geneste, ex direttore scientifico del colosso europeo EADS (oggi Airbus Group), docente al prestigioso Skolkovo Institute di Mosca e ora alla guida della startup WARPA, in un’analisi pubblicata dal CF2R (Centre Français de Recherche sur le Renseignement). Titolo eloquente: “Compenser nos lacunes en hypersonique”.
https://cf2r.org/rta/compenser-nos-lacunes-en-hypersonique/
La bugia dell’avanguardia tecnologica
Nonostante i proclami, l’Occidente ha accumulato fallimenti su fallimenti nello sviluppo di armi ipersoniche. Nessun prototipo operativo, nessuna capacità testata sul campo. Eppure, la Francia ha annunciato per il 2035 l’arrivo di missili a Mach 7 lanciati da Rafale. Peccato che, nel frattempo, la Russia abbia già messo in servizio lo Zircon (Mach 9 a livello del mare) e l’Avangard, un sistema di veicoli plananti a guida indipendente, capace di volare in stratosfera a Mach 27. Non nel 2035, ma già nel 2025.
Dove saranno i russi tra dieci anni? È la domanda che Geneste lascia sospesa, con un retrogusto amaro: di sicuro non faranno passi indietro.
L’Europa – e la Francia in primis – sembrano incapaci di uscire dal pantano dell’imitazione: dopo la Seconda guerra mondiale, sottolinea Geneste, abbiamo copiato tutto dagli Stati Uniti. Dalla corsa allo spazio al nucleare, dagli aerei ai missili, la creatività europea è rimasta sepolta sotto montagne di burocrazia, logiche di profitto e assenza di visione strategica. I veri innovatori, ci dice l’autore, sono stati espulsi dai processi decisionali: in un mondo dove il rischio non è remunerato, nessun industriale occidentale investirà in un sistema che “potrebbe anche non funzionare”.
Militarizzare lo spazio per coprire il fallimento a terra
Ma se la superiorità russa è ormai un dato di fatto, cosa faranno gli Stati Uniti per non perdere la supremazia globale? Qui arriva la parte più provocatoria (e inquietante) dell’analisi: non riuscendo a competere nel campo dei missili ipersonici, Washington sta puntando sulla militarizzazione dello spazio e della stratosfera.
Secondo Geneste, gli USA stanno già lavorando su tecnologie di intercettazione ad alta quota, come laser ad alta potenza e cannoni elettromagnetici, da impiegare tra i 20 e i 50 km di altitudine, dove l’atmosfera è abbastanza rarefatta da permettere precisione e potenza. Lo scopo? Colpire eventuali vettori ipersonici plananti, come l’Avangard, nel loro tragitto stratosferico, prima che raggiungano il bersaglio.
Si tratta di un sistema difensivo costosissimo – e tutt’altro che affidabile – che rappresenta però l’unico modo per l’Occidente di mantenere una forma di parità strategica. Perché mentre i russi potrebbero già disporre di contromisure contro missili ipersonici (non ne abbiamo la certezza, ma le dichiarazioni di Putin lo fanno intuire), nessuno sa davvero cosa succederebbe se il primo attacco arrivasse dallo spazio.
Ed ecco allora che entra in scena l’arma pre-posizionata in orbita, ovvero una bomba o un missile lanciato dallo spazio: formalmente non è un’arma ipersonica, ma l’effetto è identico. Impatto devastante, impossibilità di reagire, deterrenza assicurata.
Il bluff ucraino e la farsa europea
Se davvero l’Occidente avesse già in mano la tecnologia ipersonica, si domanda Geneste, non l’avrebbe già consegnata all’Ucraina per contrastare l’avanzata russa? La risposta è implicita. Il fatto che non sia accaduto dimostra quanto l’Occidente navighi a vista, tra propaganda, appalti miliardari e vuoti strategici.
Nel frattempo, l’Europa investe 800 miliardi di euro in armamenti già superati, continuando a pensare – come Giovanni Drogo ne Il Deserto dei Tartari – che l’invasore arriverà da un momento all’altro. Ma la vera minaccia, oggi, si gioca su ben altri teatri: quelli dell’alta atmosfera, delle orbite basse, e delle tecnologie dirompenti.
Mentre gli europei inseguono fantasmi, la guerra – quella vera – cambia piano, velocità, e profondità strategica.
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