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Il genocidio israeliano a Gaza secondo il rapporto di Amnesty International

Il genocidio di Gaza: una guerra contro i civili

Ci sono parole che dovrebbero far tremare le mani mentre le si scrive. “Genocidio” è una di queste. Eppure, quando Amnesty International alza il dito e pronuncia questo termine per descrivere ciò che sta accadendo a Gaza, il mondo risponde con un’alzata di spalle. Le capitali occidentali, solitamente così pronte a condannare, si voltano dall’altra parte. E intanto, un’intera popolazione viene annientata, non con un colpo solo, ma a colpi di bombe, fame, sete, e disumanizzazione.

La contabilità della morte

Dal 7 ottobre 2023 al 30 settembre 2024, Gaza è stata trasformata in un laboratorio di distruzione sistematica. Amnesty International ha documentato almeno 15 attacchi aerei che hanno colpito case, mercati, strade e persino una chiesa. Risultato? 334 morti civili accertati, inclusi 141 bambini. E questi sono solo i casi studiati: un granello nel deserto delle decine di migliaia di vittime che l’assedio israeliano ha mietuto.

Ma attenzione, ci dicono da Tel Aviv: si tratta di “danni collaterali”. Quei bambini, quei neonati bruciati vivi nelle incubatrici senza elettricità, non sono altro che uno spiacevole effetto delle operazioni militari contro Hamas. Peccato che Amnesty, analizzando le prove, non abbia trovato traccia di obiettivi militari tra le macerie. Case colpite di notte, famiglie sterminate nel sonno, bombe sganciate su aree già sovraffollate da sfollati ordinati a spostarsi in cerca di una sicurezza che non esiste.

Ecco, questa sarebbe la “guerra al terrorismo”. In realtà, è una guerra contro i civili. Una guerra condotta con armi americane e l’assenso, complice e vergognoso, di gran parte della comunità internazionale.

L’assedio della dignità

Non bastavano le bombe. Israele ha messo Gaza in ginocchio con un blocco totale. Niente cibo, niente acqua, niente medicine. Un ospedale a Rafah, ormai l’unico dotato di incubatrici, ha raccontato di cinque neonati stipati in un’unica macchina per sopravvivere. Alcuni muoiono di sepsi, altri di fame. Le madri, stremate dalla malnutrizione, non hanno più latte. I bambini non piangono più: sono troppo deboli persino per questo.

Nel frattempo, il ministro dell’Energia israeliano annuncia con orgoglio che non ci sarà più carburante per Gaza: “Questo è ciò che si dovrebbe fare a una nazione di assassini”. I leader israeliani non si nascondono, anzi. Paragonano i palestinesi ad animali, definiscono Gaza una tana di barbari. E da qui a giustificare l’annientamento dell’intera popolazione il passo è breve.

Il silenzio degli innocenti

Se le parole contano, allora quelle pronunciate dal Primo Ministro israeliano nel 2023 pesano come macigni: “Non ci sono civili innocenti a Gaza”. È il preludio al genocidio. Perché quando un popolo viene privato della sua umanità, tutto diventa possibile. Lo abbiamo visto nella storia recente, dai Balcani al Ruanda. E oggi lo vediamo a Gaza.

Ma qui c’è una differenza. Qui il silenzio è assordante. Le democrazie occidentali, che si riempiono la bocca di diritti umani, assistono inermi o, peggio, giustificano. Il governo italiano, guidato da una destra che pretende di difendere “Dio, patria e famiglia”, non batte ciglio di fronte ai bambini palestinesi sterminati. Ma guai a parlare: verresti subito etichettato come “antisemita” o, peggio, “amico dei terroristi”.

La verità negata

Amnesty International ha usato la parola che nessuno osa pronunciare: genocidio. Perché non basta uccidere, mutilare e bombardare. Bisogna anche distruggere la speranza, le case, la dignità. Gaza è un inferno creato dall’uomo, dove la morte non arriva subito, ma lentamente, per fame, sete, malattie e disperazione.

Eppure, chi prova a denunciare questo massacro viene ignorato. I media mainstream preferiscono raccontare un’altra storia: quella di un piccolo Stato, Israele, che lotta per la sopravvivenza contro un nemico crudele. Nessuno parla dei palestinesi come vittime. Nessuno racconta la loro umanità. E così, il genocidio prosegue, sotto gli occhi di un mondo che ha deciso di non vedere.

Conclusione

Il genocidio di Gaza non è solo un crimine contro i palestinesi. È un crimine contro l’umanità intera, contro la nostra capacità di indignarci e agire. È la dimostrazione che, nel 2024, la vita di alcuni vale più di quella di altri. Ma ricordiamoci: la storia non dimentica. E un giorno, questo silenzio complice peserà su di noi come una condanna.

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