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Il denaro facile e la banalità dell’abuso

Scorrendo le email di Jeffrey Epstein emerge una sensazione inquietante: non tanto l’eccezione del mostro, quanto la normalità del sistema che lo circonda. Il male non si presenta come rottura, ma come routine. Nei messaggi compaiono allusioni dirette ai crimini — la richiesta di preparare una “stanza dei giochi” in un albergo, l’apprezzamento per un “video con la tortura” — eppure il tono generale resta amministrativo, quotidiano, quasi neutro. Quando le conversazioni sono lunghe, spesso riguardano soldi, investimenti, tassi, opportunità.

Qui si misura la deformazione: più di mille vittime, molte minorenni, ridotte a sfondo di una vita finanziaria che prosegue come se nulla fosse. La violenza convive con la contabilità.

Il linguaggio del denaro dopo il 2008

Il modo in cui questa cerchia parla di soldi rivela la consapevolezza di vivere in un’epoca nuova, nata dalle macerie della crisi del 2008. Le politiche monetarie adottate dopo il crollo — tassi d’interesse prossimi allo zero e immissioni massicce di liquidità — ridisegnano i rapporti di forza. Prendere a prestito denaro diventa conveniente, i titoli sicuri rendono poco, i capitali si riversano su azioni e immobili. I salari reali ristagnano, ma i patrimoni finanziari volano.

Chi possiede asset vede crescere la ricchezza; chi vive di reddito da lavoro resta indietro. In questo scarto prende forma una mentalità di élite: il denaro non è più solo mezzo, è ambiente naturale.

Brexit e “ritorno al tribalismo”

All’indomani del referendum sulla Brexit, nel 2016, Epstein scrive a Peter Thiel che l’uscita britannica dall’Unione europea è solo l’inizio di una nuova fase segnata dal “ritorno al tribalismo”. Per i ricchi diventa facile comprare “cose sull’orlo del collasso” e costruire “nuove, fantastiche alleanze”. La crisi come occasione, il disordine come mercato.

Il passaggio più rivelatore arriva quando commenta i tassi: anche a zero, sono “ancora troppo alti”. È la visione di chi vive il costo del denaro come unico vero limite. Se il denaro è quasi gratuito, il patrimonio può espandersi quasi senza attrito.

Dalle origini di Wall Street alla bolla globale

Negli anni settanta Epstein approda a Bear Stearns dopo essere stato licenziato da una scuola privata di Manhattan dove insegnava. In quell’ambiente prendono forma strumenti finanziari che segneranno il futuro, come i titoli garantiti da ipoteche, poi alla base del boom dei mutui subprime e della crisi del 2008.

La risposta delle banche centrali alla recessione — tassi bassissimi e acquisti di titoli — sostiene i mercati ma altera gli incentivi. Il mondo viene inondato di capitali a caccia di rendimento. I patrimoni dei miliardari, in rapporto al prodotto interno lordo globale, quasi raddoppiano dal 2006. Per chi è già in alto, è un’epoca favorevole.

Tassi zero come filosofia di potere

Epstein coglie il momento. Scrive a contatti in Medio Oriente che i tassi zero sono un’occasione “che capita una volta nella vita” e che c’è da divertirsi. In altri messaggi parla di tassi che “continuano a sputare soldi”.

Discutendo con figure di primo piano dell’economia e della politica, ragiona su come questo ambiente favorisca l’accumulazione patrimoniale. Il tema dei tassi, per lui e per i suoi interlocutori, non è un dilemma macroeconomico ma una leva di arricchimento.

Finanza, geopolitica e accesso ai leader

Il denaro a basso costo diventa anche strumento di influenza. Epstein informa Ehud Barak di contatti con alti livelli della diplomazia russa e della possibilità di organizzare incontri per parlare del “nuovo mondo dei tassi zero”. L’economia monetaria si intreccia alla geopolitica: chi comprende la direzione della politica monetaria cerca accesso ai decisori politici globali.

Nelle email compaiono anche progetti su valute digitali, ipotesi di monete innovative, discussioni sulle criptovalute. L’idea di fondo è che il sistema monetario tradizionale possa essere aggirato o sfruttato.

La banca centrale come campo di battaglia

Quando negli Stati Uniti la Federal Reserve prova ad alzare i tassi, Epstein reagisce con disprezzo verso il presidente della banca centrale, ritenuto incapace di capire i mercati. La banca centrale viene vista come uno strumento da maneggiare con abilità, non come istituzione neutrale.

La tensione tra politica e banca centrale resta attuale: la pressione per tassi bassi riflette l’interesse di chi possiede grandi patrimoni finanziari, per cui il denaro deve restare abbondante e poco costoso.

Conclusione: l’abuso e l’abbondanza

Il quadro che emerge non è solo quello di un predatore sessuale, ma di un uomo immerso in un’epoca di denaro facile, relazioni privilegiate e confini morali sfumati. L’abuso di persone e l’abuso di sistema crescono nello stesso terreno: impunità, concentrazione di ricchezza, distanza dalla vita comune.

La continuità nelle email non è lo scandalo, ma la serenità con cui violenza e finanza scorrono parallele. Come se, per chi sta in alto, tutto fosse variabile — corpi, regole, valute — tranne una cosa: il diritto di accumulare ancora.

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