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I rischi di destabilizzazione dell’ordine globale

Negli ultimi anni, il panorama geopolitico globale ha assistito a un notevole riavvicinamento tra tre nazioni chiave: l’Iran, la Russia e la Cina. Questa emergente collaborazione segna una sfida significativa all’ordine mondiale tradizionalmente dominato dall’occidente. La visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi al Cremlino a dicembre 2023 non è solo un evento di routine diplomatica; simboleggia un’intensificazione delle alleanze che potrebbero ridisegnare gli equilibri globali.L’alleanza tra queste tre nazioni non si basa su una comunione ideologica o su obiettivi a lungo termine condivisi, ma piuttosto su un nemico comune: l’occidente e, in particolare, ridimensionale profondamente dell’umanità americana a livello mondiale.

Questo legame si è rafforzato in seguito alle decisioni politiche e ai conflitti recenti, inclusa la guerra in Ucraina e le tensioni tra l’Iran e Israele che minacciano di espandersi in un conflitto di più ampio respiro.Il ruolo della Cina, in particolare, emerge come cruciale. La nazione è stata in grado di mantenere relazioni diplomatiche con la Russia, supportando economicamente Mosca nonostante le sanzioni occidentali. Il recente incontro tra i leader cinesi e occidentali, come i tentativi di Macron e Scholz di influenzare la politica estera cinese, sottolinea la posizione strategica che la Cina ha assunto nel conflitto ucraino.Nonostante la mancanza di una forte ideologia unitaria, l’alleanza tra Iran, Russia e Cina rappresenta una forza geopolitica crescente, con implicazioni potenzialmente destabilizzanti per l’egemonia globale americana.Questa cooperazione si manifesta anche nel sostegno reciproco in ambito militare e tecnologico, come evidenziato dall’uso di droni iraniani nella guerra ucraina.L’offensiva comune contro l’occidente, rivelata da documenti interni del governo russo e discussa ampiamente nei media, non segnala solo un cambiamento tattico, ma potrebbe presagire una nuova era di conflitti e rivalità globali. Mentre il mondo si prepara a navigare in questo paesaggio geopolitico incerto, la questione rimane: fino a che punto queste alleanze transitorie possono sfidare l’ordine esistente senza precipitare in un conflitto di proporzioni ancora maggiori?

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