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Henry Kissinger: Il Potere e il Cinismo della Storia

C’è una strana giustizia nel mondo, quella che consente ai potenti di riscrivere la storia e lasciare che delle loro colpe resti solo una debole eco, confinata ai margini della memoria collettiva. Henry Kissinger è stato uno di quei grandi architetti del potere, celebrato in vita, ma gravato da un’eredità di sangue e distruzione che pochi altri possono vantare. Celebrato come genio della geopolitica, Kissinger è stato in realtà il simbolo di una politica estera priva di scrupoli, in cui il fine giustifica sempre i mezzi. Non importa chi muore, importa solo chi scrive la storia.

La Cambogia e il Vietnam: Bombe e Cinismo

Kissinger non si è mai preoccupato troppo dei corpi lasciati dietro di sé. Quando ordinò il bombardamento a tappeto della Cambogia e del Laos, nel contesto di una guerra ormai persa, sganciò più bombe di quante ne furono lanciate su Germania e Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Civili, villaggi, vite: tutto sacrificabile sull’altare di un’illusoria vittoria contro il comunismo. Secondo Christopher Hitchens, autore del libro Processo a Henry Kissinger, circa tre milioni di persone furono uccise o mutilate in Vietnam, Cambogia e Laos. Eppure, per Kissinger, i bambini del Laos uccisi dalle bombe inesplose non contano: non votano, non possiedono una fetta di mondo libero.

E quando il genocidio si consumava sotto i suoi ordini, Kissinger sapeva mantenere la sua proverbiale freddezza. “Colpite tutto ciò che vola, qualsiasi cosa si muova,” avrebbe ordinato, e l’aviazione americana eseguì: 50.000 civili furono massacrati solo in Cambogia. Ma per Kissinger, il genocidio era un “male necessario”, una dimostrazione della volontà americana di resistere. Una resistenza che, in realtà, si traduceva solo in distruzione e umiliazione.

Il Cile e il Colpo di Stato: La Democrazia Sacrificabile

Se in Asia Kissinger decimava popoli con le bombe, in Sud America i suoi strumenti erano più sottili ma non meno letali. In Cile, il suo nome è legato al colpo di Stato del 1973 che depose Salvador Allende, il presidente democraticamente eletto. “La situazione è troppo importante perché gli elettori cileni possano decidere da soli,” dichiarò Kissinger, gettando le basi per la dittatura di Augusto Pinochet. Per decenni, il Cile ha pianto i suoi desaparecidos, i torturati, gli assassinati. Ma a Kissinger tutto ciò non importava: il Cile doveva essere il baluardo della lotta contro il comunismo, e per raggiungere questo obiettivo ogni sacrificio umano era giustificato.

Timor Est e il Genocidio Silenzioso

Non soddisfatto dei massacri in Asia e Sud America, Kissinger trovò il tempo di sostenere l’invasione indonesiana di Timor Est nel 1975. Qui, le forze indonesiane, con il tacito sostegno degli Stati Uniti, sterminarono circa 200.000 persone, un terzo della popolazione dell’isola. Ancora una volta, Kissinger rimase impassibile, protetto dalla sua concezione di “realpolitik”: il sangue degli altri non macchiava la sua carriera, ma cementava la sua reputazione di stratega globale.

Un Processo Mai Avvenuto

Il libro di Hitchens, Processo a Henry Kissinger, non è solo un atto d’accusa: è una documentazione puntuale dei crimini commessi sotto il suo sguardo gelido. Il titolo richiama ironicamente un processo che non è mai stato celebrato. Perché Kissinger, nonostante tutto, è rimasto intoccabile, accolto con onori nei salotti del potere e celebrato come un intellettuale raffinato. Non importa che il suo nome sia sinonimo di genocidio per milioni di persone; per gli Stati Uniti e i loro alleati, Kissinger è stato un maestro di strategia, non un criminale.

La Doppia Morale del “Mondo Libero”

La difesa di Kissinger è sempre stata la stessa: “Il fine giustifica i mezzi.” Ma quali sono questi fini? La preservazione del “mondo libero,” un concetto che per Kissinger valeva solo a Washington e nei circoli della borghesia occidentale. Gli altri, i bengalesi massacrati dal Pakistan, i cileni assassinati sotto Pinochet, i bambini mutilati in Cambogia, non facevano parte di quel mondo. Per loro, non c’era libertà, solo morte e distruzione.

Conclusione: Il Potere Scrive la Storia

Kissinger ha trascorso decenni a giustificare le sue azioni, costruendo una narrativa in cui lui è l’eroe e i suoi critici sono semplici ingenui incapaci di comprendere le sfide della geopolitica. Ma le bombe inesplose del Laos, i corpi senza nome in Cile e Timor Est, e le famiglie distrutte in Cambogia raccontano una storia diversa. Una storia che Kissinger non ha scritto, ma che lo condanna senza appello.

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