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Gianni Chisena: tra massoneria, mafia e i misteri d’Italia

Nel vasto e oscuro panorama delle connessioni tra mafia, massoneria e istituzioni deviate, il nome di Gianni Chisena emerge come una figura simbolo delle trame segrete che hanno caratterizzato l’Italia tra gli anni Settanta e Ottanta. La sua storia è un intreccio di rapporti con Cosa Nostra, la massoneria deviata, la destra eversiva e i servizi segreti, in uno scenario che incarna il paradigma del “destabilizzare per stabilizzare”. Una strategia criminale in cui politica, affari e violenza si mescolano in modo inquietante.

La scalata tra massoneria e criminalità

Gianni Chisena, massone dichiarato, fu il tramite di un progetto ambizioso: favorire l’ingresso di Cosa Nostra nella massoneria. Questo disegno si concretizzò nel 1977, quando Chisena organizzò la discesa in Sicilia di Luigi Savona, Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Obbedienza di Piazza del Gesù. Savona, originario di Palermo e già membro della Repubblica Sociale Italiana, era il profilo perfetto per stabilire un’alleanza strategica tra mafia e massoneria. Lo scopo era duplice: da un lato, garantire protezioni giudiziarie e vantaggi economici alla mafia; dall’altro, ottenere il supporto di Cosa Nostra per un progetto golpista che prevedeva, tra le altre cose, la scissione della Sicilia dall’Italia.

Savona alloggiò all’Hotel Excelsior di Catania e organizzò incontri con i principali boss mafiosi dell’isola, tra cui Francesco Madonia, Antonino Calderone e Giuseppe Di Cristina. In queste riunioni, la massoneria prometteva appoggi politici e giudiziari, mentre i mafiosi garantivano il loro sostegno a operazioni destabilizzanti.

Chisena, un anello tra mafia e istituzioni

Chisena, secondo le dichiarazioni di Luigi Ilardo, pentito ucciso prima di entrare nel programma di protezione, era un uomo di altissimo livello, capace di collegare mondi apparentemente inconciliabili: massoneria, ’ndrangheta, destra eversiva e servizi segreti. Ilardo, che aveva conosciuto Chisena grazie a suo padre, descriveva l’uomo come un personaggio carismatico, dotato di documenti ministeriali falsi e di coperture istituzionali che ne garantivano la latitanza e la protezione giudiziaria.

Tra le attività criminali di Chisena figuravano traffici di droga, armi ed esplosivi, sequestri di persona e rapine. In un episodio emblematico, Ilardo raccontò di aver accompagnato Chisena alla base militare di Augusta, dove lo vide parlare con uomini non legati alla mafia ma presumibilmente affiliati ai servizi segreti. Chisena uscì dalla base con una valigetta contenente esplosivi, in un’operazione ripetuta più volte.

I legami con Luigi Savona

Savona, a sua volta, è una figura centrale in questa rete di connessioni. Già indagato per il falso sequestro di Michele Sindona e per i suoi legami con logge massoniche segrete, Savona manteneva rapporti con personaggi del calibro di Michele Zaza e Valentino Gionta, esponenti della camorra, e con Pino Mandalari, commercialista di Totò Riina e Gran Maestro della massoneria deviata in Sicilia. Falcone stesso accertò legami tra Savona, Mandalari e il killer mafioso Mariano Agate nell’ambito delle indagini sulle logge segrete e sui loro rapporti con Cosa Nostra.

La fine misteriosa di Chisena

La parabola di Chisena si concluse in modo drammatico il 27 aprile 1981, durante una rivolta nel carcere di Fossombrone. Ufficialmente, la sua morte fu il risultato di una rissa tra detenuti, ma i fatti raccontano un’altra storia: sessanta coltellate, un’esecuzione in piena regola. Tra i principali accusati, Franco Bonisoli, brigatista coinvolto nel sequestro di Aldo Moro, e Sabino Falco, legato a Renato Vallanzasca e alla destra eversiva.

Un dettaglio cruciale emerse dal racconto di Luigi Ilardo: il giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, Chisena, di ritorno da un incontro con uomini del SID a Roma, avrebbe commentato: «Allora l’hanno fatto. L’hanno voluto fare». Un’osservazione che collega Chisena a uno dei capitoli più oscuri della storia italiana, lasciando intuire il suo coinvolgimento nelle trame legate al rapimento e all’omicidio dello statista.

Un’eredità di misteri

La figura di Gianni Chisena rappresenta l’archetipo delle connessioni tra mafia, massoneria e servizi segreti deviati. La sua storia, intrecciata con personaggi come Luigi Savona, Pino Mandalari e Michele Sindona, rivela un sistema di potere parallelo in cui crimine organizzato, istituzioni e affari si fondevano in una strategia destabilizzante per consolidare nuove forme di controllo.

Rimane una domanda fondamentale: quanti altri Gianni Chisena hanno operato nell’ombra, alimentando i grandi misteri italiani? E, soprattutto, quanto di queste trame resta ancora nascosto, protetto da complicità e silenzi che continuano a pesare sulla nostra democrazia?

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