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Escalation e Strategie: L’etica e gli obiettivi dietro l’eliminazione del generale russo Kirillov a Mosca

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L’etica degli omicidi mirati e la guerra dell’informazione: il caso dell’Ucraina e della Russia

Sul piano etico, eliminare un alto responsabile di un esercito nemico senza danni collaterali, anche se non impegnato direttamente sul campo di battaglia, appare in linea con il diritto dei conflitti armati. Questo si basa sulla distinzione tra combattenti e non combattenti e sul principio di proporzionalità. Non è un caso che tale approccio sia stato ampiamente adottato dalle forze armate occidentali nella lotta contro i gruppi jihadisti in Afghanistan, Iraq-Siria e Sahel, sebbene con un’efficacia discutibile. Tuttavia, le rappresaglie che si limitano alla vendetta, senza mirare ad indebolire il nemico, rischiano di alimentare una spirale di escalation. Da un punto di vista etico, il loro valore rimane ambiguo.

Un’azione per quale scopo?
La vera domanda, dunque, è: qual è l’obiettivo di questa eliminazione? È volta a ridurre una capacità militare russa di alto livello? Fa parte di una strategia più ampia o è solo un gesto simbolico e mediatico?

La prima ipotesi è facilmente scartabile. Un generale, per quanto competente, può essere sostituito, e difficilmente la sua eliminazione avrà un impatto significativo sulle capacità russe in ambito NRBC (Nucleare, Radiologico, Biologico e Chimico). Per ottenere risultati rilevanti, sarebbe stato necessario colpire anche altre componenti della catena di comando responsabile di queste armi.

La seconda ipotesi è che, in difficoltà sul fronte operativo, l’Ucraina voglia dimostrare di poter colpire direttamente al cuore di Mosca, cercando di ottenere un vantaggio psicologico. Questo potrebbe ridare fiducia al proprio campo e minare il morale del nemico. È una tattica tipica della guerra ibrida, che sfrutta ogni strumento disponibile. Tuttavia, dopo quasi tre anni di guerra, appare improbabile che un’azione del genere possa davvero influenzare l’andamento generale del conflitto. Gli ucraini hanno dimostrato la capacità di sorprendere, ma anche una certa difficoltà a sfruttare strategicamente i propri successi, come dimostrato dall’offensiva nell’oblast di Kursk nell’estate del 2024, che non ha portato a risultati concreti.

Questa eliminazione a Mosca, pur essendo umiliante per i russi e potenzialmente destabilizzante per il loro comando, difficilmente produrrà effetti decisivi. Sottovalutare la resilienza di un paese come la Russia, che storicamente ha scelto di bruciare Mosca piuttosto che arrendersi, è un errore. Un confronto con la strategia israeliana contro Hezbollah offre un esempio di azioni integrate e multisettoriali, capaci di produrre effetti psicologici duraturi e una disorganizzazione profonda del nemico.

Un colpo mediatico con finalità politiche?
La terza ipotesi, probabilmente la più realistica, è che si tratti di un’azione mediatica volta a riportare l’attenzione occidentale sul sostegno all’Ucraina. Non tanto per mobilitare un’opinione pubblica già schierata ma stanca della guerra, quanto per convincere i leader occidentali della capacità di Kiev di continuare il conflitto, a patto di mantenere il loro supporto. Questa strategia ha già dimostrato la sua efficacia in passato.

Tuttavia, in un momento cruciale, con l’imminente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca e l’apertura di possibili negoziati, questa azione potrebbe essere interpretata come un’escalation deliberata. Forse l’obiettivo è spingere il Cremlino a una reazione eccessiva, giustificando così un ampliamento del conflitto che alcuni auspicano da tempo.

Una mossa che rischia di amplificare il conflitto
In conclusione, questa operazione, per quanto spettacolare, rischia di produrre più danni che vantaggi. Se l’intenzione è quella di accelerare un’escalation per ottenere un intervento più deciso dell’Occidente, si gioca una partita pericolosa. In un conflitto dove gli equilibri si muovono su un filo sottile, provocare il “padrone del Cremlino” potrebbe significare innescare un incendio di proporzioni incontrollabili.

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