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Consegna a Israele di equipaggiamenti per mitragliatrici: la Francia mantiene l’opacità

Il 28 marzo 2024, il ministro della Difesa francese, Sébastien Lecornu, ha confermato le rivelazioni di Disclose e Marsactu riguardanti la consegna di parti di munizioni in Israele, sostenendo tuttavia che esse erano destinate alla “riesportazione” verso altri paesi. Nonostante queste affermazioni, l’inchiesta rivela che non è stato effettuato alcun controllo da parte dei servizi francesi sul posto, lasciando aperta la possibilità di un loro utilizzo improprio da parte dell’esercito.Per la prima volta dall’inizio della guerra a Gaza, la posizione ufficiale del governo francese ha mostrato segni di incertezza. Sebbene il ministero della Difesa abbia costantemente affermato che la Francia inviasse solo componenti difensivi a Israele, il ministro Lecornu ha ammesso il 26 marzo che delle “bande di munizioni” prodotte in Francia sono state effettivamente spedite allo Stato ebraico alla fine di ottobre 2023. Queste 100.000 parti di cartucce per fucili mitragliatori, inviate mentre Israele era impegnato in una offensiva nella striscia di Gaza, sarebbero destinate, secondo il ministro, alla “riesportazione”.Nonostante queste dichiarazioni, i servizi di Sébastien Lecornu non hanno fornito dettagli ulteriori, mantenendo un silenzio che solleva preoccupazioni riguardo al rischio che il materiale francese possa essere utilizzato contro civili palestinesi. Il materiale, acquistato dalla compagnia israeliana IMI Systems, esclusivo fornitore delle forze di difesa del paese, include maillons che collegano cartucce calibro 5,56 mm in cinghie pronte all’uso. La mancanza di controlli in Israele e la possibile riesportazione non garantita sollevano interrogativi sull’effettivo utilizzo di questi componenti.Le dichiarazioni di Jean-Luc Bonelli, amministratore delegato di Eurolinks, l’azienda francese produttrice dei maillons, confermano l’impossibilità di garantire che i componenti non siano utilizzati dalle forze armate israeliane. La posizione ufficiale del governo francese resta tuttavia invariata, nonostante le implicazioni etiche e legali di tale commercio in un contesto di conflitto.Quest’inchiesta solleva importanti questioni sulla trasparenza e la responsabilità nelle vendite di armamenti, in un momento in cui la guerra a Gaza e le necessità di munizioni da parte di Israele rendono particolarmente critica la gestione e il controllo degli equipaggiamenti militari esportati.

 Il 25 marzo 2024, una controversa vicenda ha scosso l’opinione pubblica internazionale riguardante il supporto silenzioso della Francia all’esercito israeliano nella conflittualità a Gaza. Secondo indagini congiunte svolte da Disclose e Marsactu, la Francia ha segretamente approvato l’invio in Israele di oltre 100.000 cartucce per fucili mitragliatori a fine ottobre 2023. Queste munizioni potrebbero essere state impiegate contro la popolazione civile nella regione assediata. Le rivelazioni emergono in netto contrasto con le dichiarazioni ufficiali del governo francese, che nega forniture di armamento offensivo a Israele.In una sessione con la commissione difesa dell’Assemblea Nazionale il 27 febbraio, il Ministro della Difesa Sébastien Lecornu ha tentato di minimizzare i legami armamentari con Israele, citando la concessione di alcune licenze esportative per componenti difensivi destinati al sistema antimissile Domo di Ferro. Questa posizione è stata ribadita dalla portavoce del governo, Prisca Thévenot, nonostante le prove fotografiche fornite a Disclose indichino il contrario.Documentazione fotografica datata 23 ottobre 2023 mostra materiale bellico etichettato per Israele all’interno di un deposito di Eurolinks, un produttore di equipaggiamenti militari con sede a Marsiglia. In particolare, si evidenziano spedizioni di “collegamenti M27 per munizioni 5,56 mm”, essenziali per l’operatività dei fucili mitragliatori M249 e FN Minimi, suggerendo un uso potenziale in operazioni offensive piuttosto che difensive.Ulteriori investigazioni hanno rivelato che tali componenti sono stati destinati alla IMI Systems, una compagnia israeliana leader nella produzione di munizioni, che rifornisce direttamente le forze armate israeliane. Queste ultime utilizzano i collegamenti per operare le mitragliatrici Negev 5, capaci di sparare fino a 1.050 proiettili al minuto, implicando un uso intensivo in conflitto.La controversia è stata alimentata ulteriormente dal cosiddetto “massacro della farina” avvenuto a Gaza, dove civili, tra cui il giovane Muhammad Yasser, sono stati colpiti da munizioni di calibro 5,56 mm durante un attacco israeliano. Questo evento ha attirato condanne internazionali e sollevato questioni sulla provenienza delle armi impiegate.Nonostante le promesse di indagine e condanna da parte di figure politiche come il Presidente Emmanuel Macron, le esportazioni francesi di componenti militari verso Israele non sono state interrotte, sollevando preoccupazioni sull’adeguatezza delle politiche di controllo delle esportazioni di armi e sul loro impatto sui diritti umani e sul diritto internazionale.

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