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Cavi sottomarini danneggiati nel Mar Baltico: il sospetto di sabotaggio e il coinvolgimento del cargo cinese Yi Peng 3

Negli ultimi giorni, il Mar Baltico è stato teatro di una nuova serie di incidenti che hanno portato all’interruzione di due importanti cavi di telecomunicazione sottomarini. Sebbene le autorità abbiano dichiarato che gli effetti sulla connettività siano stati minimi, l’ipotesi di un sabotaggio mirato da parte di uno Stato è diventata sempre più concreta. Uno dei protagonisti della vicenda è il cargo cinese Yi Peng 3, attualmente fermo nelle acque danesi, e considerato con attenzione dalle autorità nordiche.

Il primo incidente si è verificato lunedì, con il danneggiamento del cavo C-Lion1, che collega la Finlandia alla Germania, al largo dell’isola svedese di Öland. A distanza di appena 48 ore, un altro cavo, denominato Arelion e situato tra l’isola svedese di Gotland e la Lituania, ha subito un danno simile. Questi eventi hanno subito ricordato il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022, ancora oggi senza colpevoli accertati.

Il ruolo del cargo cinese Yi Peng 3

Il Yi Peng 3, una nave portarinfuse costruita nel 2001 e di proprietà della società cinese Ningbo Yipeng Shipping Co., si trovava in prossimità della zona dove il cavo C-Lion1 è stato danneggiato. Secondo il sito di monitoraggio Marinetraffic, il cargo aveva lasciato il porto russo di Ust-Luga il 15 novembre e attualmente è fermo nello stretto del Kattegat, tra il Danimarca e la Svezia. Sebbene al momento non ci siano prove che incriminino la nave, la polizia svedese e le autorità danesi stanno monitorando attentamente i suoi movimenti.

La diplomazia cinese ha respinto ogni sospetto, dichiarando che i propri cargo rispettano rigorosamente le leggi internazionali. Lin Jian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, ha sottolineato che la Cina “adempie sempre alle proprie responsabilità come Stato di bandiera”. Tuttavia, la posizione della nave vicino ai luoghi dei danni e il contesto geopolitico attuale hanno sollevato domande sulle sue reali intenzioni.

Indagini e dichiarazioni ufficiali

Le autorità svedesi hanno confermato che stanno indagando su un’imbarcazione sospetta, senza però identificarla pubblicamente. Il ministro della Difesa svedese, Pal Jonson, ha evitato speculazioni dirette, ma ha definito la situazione “molto grave”. Anche il Primo Ministro svedese, Ulf Kristersson, non ha escluso l’ipotesi di sabotaggio, sottolineando come danneggiare le infrastrutture di telecomunicazione rappresenti un mezzo efficace per paralizzare le società moderne. L’operatore lituano Telia ha però rassicurato che il traffico internet è stato reindirizzato su altre rotte, minimizzando gli effetti sugli utenti finali.

Un contesto di tensioni crescenti

Il danneggiamento dei cavi arriva in un periodo di forti tensioni nella regione del Baltico, amplificate dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Diversi leader europei, tra cui il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, hanno dichiarato che l’idea di un incidente casuale sia poco credibile. Anche la Premier danese, Mette Frederiksen, ha parlato di possibili attacchi ibridi o cyberattacchi mirati alle infrastrutture critiche.

La situazione ricorda altri episodi recenti, come il danneggiamento del gasdotto sottomarino Balticconnector tra Finlandia ed Estonia, avvenuto nell’ottobre 2023. In quell’occasione, un’inchiesta finlandese attribuì il danno all’ancora di un cargo cinese. Questo precedente rafforza i sospetti verso il Yi Peng 3, sebbene non ci siano ancora prove definitive del suo coinvolgimento.

Ipotesi e scenari futuri

Se confermata, l’ipotesi di sabotaggio rappresenterebbe un nuovo capitolo nella guerra non convenzionale condotta tra le grandi potenze. Danneggiare cavi sottomarini è una tattica che può destabilizzare interi Paesi senza ricorrere a un conflitto armato diretto. La Russia è stata rapidamente indicata come possibile responsabile, ma il Cremlino ha definito le accuse “ridicole”. L’alternativa più inquietante è che ci siano attori statali, o persino privati, che agiscono nell’ombra per testare la vulnerabilità delle infrastrutture occidentali.

Le autorità nordiche stanno intensificando le misure di sicurezza, ma la complessità delle indagini rende difficile arrivare rapidamente a conclusioni certe. L’attenzione sul Yi Peng 3 è solo l’inizio di un’inchiesta che potrebbe rivelare retroscena significativi sulla fragilità delle infrastrutture globali in un contesto di conflitto ibrido e rivalità geopolitica.

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