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Cambio ai vertici dell’intelligence egiziana

Abbas Kamel è stato una figura centrale nel sistema di potere egiziano sin dal colpo di Stato del 2013 che ha portato al rovesciamento del presidente Mohammed Morsi. Ex generale e stretto collaboratore di Abdel Fattah al-Sisi, Kamel ha avuto un ruolo determinante nella creazione e nel consolidamento dell’attuale regime egiziano. Come capo dell’intelligence generale, ha supervisionato la sicurezza interna del Paese in un periodo caratterizzato da forte instabilità e minacce da parte di gruppi islamisti, specialmente i Fratelli Musulmani, e movimenti di opposizione politica.

Kamel è stato uno degli architetti della dura repressione contro ogni forma di dissenso, in particolare quello di matrice islamista, ma anche nei confronti di attivisti pro-democrazia e organizzazioni non governative. La sua abilità di mantenere l’ordine e garantire la stabilità politica attraverso metodi spesso brutali gli ha garantito una posizione di potere e fiducia all’interno del regime di al-Sisi. È stato anche fondamentale nel costruire una rete di alleanze con le forze di sicurezza e nell’assicurare il controllo del regime sulle istituzioni statali.

A livello internazionale, Abbas Kamel ha rivestito un ruolo decisivo nei rapporti tra l’Egitto e altri attori regionali e globali. Il suo operato è stato cruciale nelle negoziazioni per un cessate il fuoco a Gaza, dove ha mediato tra Israele, Hamas e altri soggetti internazionali come il Qatar e gli Stati Uniti. Le sue strette relazioni con le agenzie di intelligence di paesi come Israele e gli Stati Uniti lo hanno reso una figura indispensabile nei complessi equilibri geopolitici della regione mediorientale. Kamel è stato inoltre un canale attraverso il quale l’Egitto ha potuto rafforzare la propria posizione come attore chiave nella mediazione delle crisi regionali, soprattutto per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese.

Oltre al suo ruolo nei negoziati internazionali, Kamel è stato determinante nel mantenere i rapporti con le potenze del Golfo, in particolare con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che sono tra i principali sostenitori del regime di al-Sisi. Queste relazioni hanno consentito al Cairo di assicurarsi cruciali aiuti finanziari e investimenti in un momento in cui l’economia egiziana stava affrontando difficoltà significative.

Il suo operato ha però sollevato critiche a livello internazionale per l’uso diffuso della repressione e per la gestione autoritaria delle dinamiche interne all’Egitto. Tuttavia, per il regime, Kamel è sempre stato un pilastro della stabilità, un uomo di fiducia su cui al-Sisi ha potuto fare affidamento in molteplici contesti critici.
Le ipotesi relative alla sua sostituzione possono essere diverse. Una prima possibilità è che Kamel non sia stato rimosso, ma piuttosto promosso a un ruolo più strategico come consigliere personale di al-Sisi. Questa scelta potrebbe riflettere la volontà del presidente di tenerlo vicino e di affidargli compiti ancora più delicati, in particolare nella gestione delle relazioni con i partner internazionali. Una seconda ipotesi potrebbe collegare la sostituzione di Kamel alla recente visita del ministro degli Esteri iraniano, suggerendo che al-Sisi stia cercando di riallacciare relazioni con l’Iran in un momento di crescente tensione tra Israele e Hamas. Il nuovo capo dei servizi, Hassan Rashad, potrebbe avere legami più stretti con Teheran, suggerendo un possibile cambio di rotta nella politica estera egiziana.

Infine, non si può escludere che questa mossa sia parte di una strategia per preparare la successione di al-Sisi. Se, come alcuni sospettano, il presidente egiziano fosse gravemente malato, Kamel potrebbe essere posizionato per subentrare al potere, consolidando ulteriormente l’influenza dell’apparato di sicurezza nello Stato egiziano.

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