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Argentina: Contestazione e Memoria di Fronte al Tentativo di Riscrittura della Storia della Dittatura 

Javier Milei, insieme alla sua vice Victoria Villarruel, sta cercando di rivedere la narrativa comune sui crimini commessi durante la dittatura argentina dal 1976 al 1983, mettendo in discussione l’esistenza di un piano sistematico di sterminio. Il 24 marzo, in occasione dell’anniversario del colpo di stato militare che avviò la dittatura 48 anni fa, il governo ha pubblicato un video che paragona la violenza dello stato a quella dei gruppi guerriglieri, sostenendo che vi furono vittime innocenti da entrambe le parti e mettendo in dubbio il numero delle vittime della dittatura. Questa affermazione ha provocato una vasta risposta popolare, con grandi manifestazioni a Buenos Aires e altre città in difesa della democrazia, sotto lo slogan “Nunca más” e i simboli delle Nonne e delle Madri di Plaza de Mayo.

La dittatura argentina è ricordata come il periodo più brutale nella storia del paese, con migliaia di persone sequestrate, torturate, uccise o scomparse. I processi avviati con il ritorno della democrazia hanno portato alla condanna di oltre 1.200 persone per crimini contro l’umanità, un fatto senza precedenti in America Latina. Fino all’elezione di Milei, il terrorismo di stato era stato universalmente condannato da tutti i governi democratici del paese.

Il video diffuso dal governo di Milei include testimonianze che cercano di mostrare un’altra faccia della storia, chiamando a una “verità completa” per “guarire le ferite”. Tuttavia, non menziona che la giustizia argentina ha condannato i responsabili della giunta militare per aver messo in atto un piano di sterminio contro civili. Il paese è profondamente diviso su queste questioni, ma la condanna della dittatura era stata fino ad ora un raro punto di consenso.

I giovani argentini, focalizzati sulla crisi economica, vedono il passato dittatoriale come distante e molti hanno votato per Milei con la speranza di voltare pagina e migliorare il loro futuro. L’aggressione a un’attivista per i diritti umani e attacchi informatici a editori di libri sui diritti umani dimostrano la tensione crescente. Il ministero per i diritti umani ha denunciato carenze finanziarie e ostacoli burocratici sotto il nuovo governo.

Milei propone anche di riformare la gestione delle forze armate, concedendo loro maggiori poteri nell’ambito della sicurezza interna, come negli scontri con i narcotrafficanti a Rosario. Questo rappresenta un cambiamento significativo rispetto alla politica di riduzione dell’influenza militare adottata dal ritorno della democrazia. Estela de Carlotto, leader delle Nonne di Plaza de Mayo, ha ribadito il pericolo che queste politiche rappresentano per i diritti umani, promettendo di continuare a lottare per la memoria, la verità e la giustizia. La manifestazione del 24 marzo simboleggia la forte opposizione civile al tentativo del governo Milei di ridimensionare i crimini della dittatura.

La decisione dell’amministrazione Milei di rivedere la narrativa comune sui crimini commessi durante la dittatura argentina rappresenta un punto di svolta nella politica interna del paese, che potrebbe avere ripercussioni anche a livello internazionale. Questo tentativo di contestare l’esistenza di un piano sistematico di sterminio durante la dittatura argentina, non solo ha sollevato polemiche a livello nazionale, ma potrebbe anche influenzare le relazioni dell’Argentina con i suoi vicini e partner internazionali, particolarmente quelli per cui la promozione dei diritti umani è centrale nelle relazioni diplomatiche.

La forte reazione popolare contro questa revisione della storia, manifestatasi nelle grandi marce a Buenos Aires e altre città, evidenzia una società profondamente divisa su questioni di memoria storica e giustizia. Mentre una parte della popolazione, soprattutto i giovani alle prese con la crisi economica, sembra orientata verso un cambiamento radicale rappresentato da Milei, un’altra significativa porzione resta fermamente ancorata ai valori della democrazia e al rifiuto dei crimini della dittatura.

In termini geopolitici, questa riscrittura potrebbe mettere l’Argentina in una posizione delicata. La comunità internazionale, in particolare i paesi con una forte tradizione di difesa dei diritti umani, potrebbe vedere con sospetto le politiche interne dell’Argentina, influenzando la cooperazione multilaterale e bilaterale. Inoltre, il sostegno o la critica a questa politica da parte di altri stati potrebbe riflettere o influenzare equilibri geopolitici esistenti, specialmente in un’America Latina caratterizzata da un crescente polarizzazione politica.

La proposta di Milei di riformare la gestione delle forze armate, in particolare nell’ambito della sicurezza interna, segna una potenziale svolta rispetto alla politica di limitazione dell’influenza militare che ha caratterizzato il periodo post-dittatoriale in Argentina. Questo cambiamento, se attuato, potrebbe rafforzare la posizione delle forze armate nella società argentina, con possibili implicazioni per la stabilità interna e la percezione internazionale del ruolo dell’Argentina come baluardo dei diritti umani.

In sintesi, il tentativo del governo Milei di ridimensionare i crimini della dittatura e di modificare il ruolo delle forze armate potrebbe non solo riscrivere la narrazione interna dell’Argentina sulla propria storia recente, ma anche ridefinire la sua posizione nel contesto internazionale. La sfida per l’Argentina sarà quella di navigare queste acque turbolente, cercando un equilibrio tra il desiderio di cambiamento di una parte della popolazione e la necessità di preservare i valori fondamentali della democrazia e dei diritti umani che hanno guidato la transizione del paese dal buio periodo della dittatura.

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