Press "Enter" to skip to content

Allarme Ignorato: La Tragica Preavvisaglia dell’Attacco ISIS a Mosca Rivela Falle nella Sicurezza Russa

I servizi di sicurezza russi erano al corrente del rischio di un attacco dell’ISIS prima dell’evento tragico del 22 marzo alla sala concerti Crocus, ai margini di Mosca, dove hanno perso la vita 139 individui. 

Allarme Ignorato: La Tragica Preavvisaglia dell’Attacco ISIS a Mosca Rivela Falle nella Sicurezza Russa”

I servizi di sicurezza russi erano al corrente del rischio di un attacco dell’ISIS prima dell’evento tragico del 22 marzo alla sala concerti Crocus, ai margini di Mosca, dove hanno perso la vita 139 individui. 

Secondo documenti acquisiti dal Dossier Center, un ente di investigazione basato nel Regno Unito e supportato da Mikhail Khodorkovsky, un ex oligarca del petrolio russo ora in esilio e critico verso il governo russo, i servizi di sicurezza erano stati avvisati che individui tagiki, radicalizzati dall’ISIS-Khorasan, una filiale dell’ISIS in Asia Centrale, potevano essere coinvolti negli attentati.“Pochi giorni prima dell’assalto terroristico, i componenti del Consiglio di Sicurezza furono allertati riguardo alla possibilità che tagiki fossero impiegati in azioni terroristiche in Russia”, riporta il recente resoconto dell’organizzazione, menzionando inoltre che una fonte interna ai servizi segreti aveva discusso la questione con il Dossier Center ben prima dell’attacco.

https://edition.cnn.com/2024/03/29/europe/kremlins-aware-of-isis-threat-before-concert-attack-intl-hnk/index.html

Attualmente, il Cremlino non ha fornito commenti in merito alle dichiarazioni dell’emittente statunitense.Nell’ambito di questo episodio, quattro individui, originari del Tagikistan ma residenti in Russia con visti temporanei o scaduti, sono stati portati davanti alla corte all’inizio di questa settimana, accusati di terrorismo e mostrando evidenti segni di percosse. Secondo quanto riferito dai media russi, tre di loro hanno ammesso la loro colpevolezza.

.Parallelamente, il Tagikistan ha detenuto 9 individui in relazione all’attacco di Mosca, nella città di Vakhdat, trasferendoli poi nella capitale, Dushanbe. Il Tagikistan, che fa parte di un’alleanza di sicurezza guidata dalla Russia e ospita una base militare russa, ha raccolto anche le famiglie dei sospetti per permettere agli investigatori russi di condurre interrogatori a Dushanbe.

L’episodio dell’attacco terroristico alla sala concerti Crocus ai margini di Mosca, con un tragico bilancio di 139 vittime, getta luce su una serie di questioni geopolitiche rilevanti. Innanzitutto, evidenzia le sfide che la Russia affronta nella lotta al terrorismo, in particolare contro gruppi radicali come l’ISIS-Khorasan, ramo dell’ISIS in Asia Centrale. Il fatto che i servizi di sicurezza russi fossero presumibilmente al corrente del rischio di un attacco ma non siano riusciti a prevenirlo solleva interrogativi sulla capacità del paese di proteggere i propri cittadini da minacce interne ed esterne.

La reazione del Cremlino, o meglio, la mancanza di una risposta ufficiale alle affermazioni, potrebbe riflettere la complessità della situazione e la possibile imbarazzante consapevolezza di lacune nella sicurezza interna. L’arresto e l’accusa di cittadini tagiki residenti in Russia, inoltre, mettono in evidenza le tensioni esistenti nell’ambito della gestione degli immigrati e delle minoranze etniche, spesso visti come capri espiatori in situazioni di crisi.

La detenzione di sospetti in Tagikistan e il coinvolgimento delle famiglie degli accusati sottolineano la stretta collaborazione tra Russia e Tagikistan in materia di sicurezza. Questo aspetto è particolarmente rilevante considerando che il Tagikistan fa parte di un’alleanza di sicurezza guidata dalla Russia e ospita una base militare russa sul suo territorio. Tale cooperazione evidenzia il tentativo di Mosca di mantenere un’influenza stabilizzante e di sicurezza nella regione dell’Asia Centrale, fronteggiando al contempo le minacce del terrorismo transnazionale.

In conclusione, l’attacco alla sala concerti Crocus non solo rappresenta un tragico episodio di violenza, ma serve anche come campanello d’allarme per la Russia e i suoi alleati regionali riguardo alla persistente minaccia del terrorismo. Richiede un’analisi critica delle politiche di sicurezza e delle pratiche di intelligence, nonché una riflessione sulle dinamiche geopolitiche regionali che possono influenzare o esacerbare le tensioni esistenti.

Secondo documenti acquisiti dal Dossier Center, un ente di investigazione basato nel Regno Unito e supportato da Mikhail Khodorkovsky, un ex oligarca del petrolio russo ora in esilio e critico verso il governo russo, i servizi di sicurezza erano stati avvisati che individui tagiki, radicalizzati dall’ISIS-Khorasan, una filiale dell’ISIS in Asia Centrale, potevano essere coinvolti negli attentati.“Pochi giorni prima dell’assalto terroristico, i componenti del Consiglio di Sicurezza furono allertati riguardo alla possibilità che tagiki fossero impiegati in azioni terroristiche in Russia”, riporta il recente resoconto dell’organizzazione, menzionando inoltre che una fonte interna ai servizi segreti aveva discusso la questione con il Dossier Center ben prima dell’attacco.

https://edition.cnn.com/2024/03/29/europe/kremlins-aware-of-isis-threat-before-concert-attack-intl-hnk/index.html

Attualmente, il Cremlino non ha fornito commenti in merito alle dichiarazioni dell’emittente statunitense.Nell’ambito di questo episodio, quattro individui, originari del Tagikistan ma residenti in Russia con visti temporanei o scaduti, sono stati portati davanti alla corte all’inizio di questa settimana, accusati di terrorismo e mostrando evidenti segni di percosse. Secondo quanto riferito dai media russi, tre di loro hanno ammesso la loro colpevolezza.

.Parallelamente, il Tagikistan ha detenuto 9 individui in relazione all’attacco di Mosca, nella città di Vakhdat, trasferendoli poi nella capitale, Dushanbe. Il Tagikistan, che fa parte di un’alleanza di sicurezza guidata dalla Russia e ospita una base militare russa, ha raccolto anche le famiglie dei sospetti per permettere agli investigatori russi di condurre interrogatori a Dushanbe.

L’episodio dell’attacco terroristico alla sala concerti Crocus ai margini di Mosca, con un tragico bilancio di 139 vittime, getta luce su una serie di questioni geopolitiche rilevanti. Innanzitutto, evidenzia le sfide che la Russia affronta nella lotta al terrorismo, in particolare contro gruppi radicali come l’ISIS-Khorasan, ramo dell’ISIS in Asia Centrale. Il fatto che i servizi di sicurezza russi fossero presumibilmente al corrente del rischio di un attacco ma non siano riusciti a prevenirlo solleva interrogativi sulla capacità del paese di proteggere i propri cittadini da minacce interne ed esterne.

La reazione del Cremlino, o meglio, la mancanza di una risposta ufficiale alle affermazioni, potrebbe riflettere la complessità della situazione e la possibile imbarazzante consapevolezza di lacune nella sicurezza interna. L’arresto e l’accusa di cittadini tagiki residenti in Russia, inoltre, mettono in evidenza le tensioni esistenti nell’ambito della gestione degli immigrati e delle minoranze etniche, spesso visti come capri espiatori in situazioni di crisi.

La detenzione di sospetti in Tagikistan e il coinvolgimento delle famiglie degli accusati sottolineano la stretta collaborazione tra Russia e Tagikistan in materia di sicurezza. Questo aspetto è particolarmente rilevante considerando che il Tagikistan fa parte di un’alleanza di sicurezza guidata dalla Russia e ospita una base militare russa sul suo territorio. Tale cooperazione evidenzia il tentativo di Mosca di mantenere un’influenza stabilizzante e di sicurezza nella regione dell’Asia Centrale, fronteggiando al contempo le minacce del terrorismo transnazionale.

In conclusione, l’attacco alla sala concerti Crocus non solo rappresenta un tragico episodio di violenza, ma serve anche come campanello d’allarme per la Russia e i suoi alleati regionali riguardo alla persistente minaccia del terrorismo. Richiede un’analisi critica delle politiche di sicurezza e delle pratiche di intelligence, nonché una riflessione sulle dinamiche geopolitiche regionali che possono influenzare o esacerbare le tensioni esistenti.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    Mission News Theme by Compete Themes.