
La recente iniziativa nazionale dell’associazione “Il Coraggio della Pace”, intitolata “La Casa Brucia”, ha rappresentato un momento di riflessione profonda sulle crisi internazionali e sull’urgenza di costruire un futuro di pace. Durante l’evento, che si è tenuto in un teatro simbolico come il Teatro dell’Affratellamento, Alessandro Orsini, professore associato di Sociologia Generale presso l’Università LUISS, ha presentato una Lectio Magistralis sul tema “Israele e il terrorismo di Stato”. La serata ha offerto l’occasione per esplorare in dettaglio uno dei temi più controversi e sottovalutati nel dibattito pubblico: l’uso sistematico della violenza da parte degli Stati contro popolazioni civili e le responsabilità dirette e indirette dell’Occidente in questo contesto.
Orsini ha aperto il suo intervento definendo il terrorismo di Stato come l’uso sproporzionato della violenza politica contro una popolazione indifesa, finalizzato a piegarla all’agenda governativa. Questa violenza si manifesta attraverso dieci comportamenti tipici, che includono le uccisioni arbitrarie, la tortura, gli stupri, la violenza intercomunitaria, il terrorismo esternalizzato, la colpa per associazione, la minaccia del genocidio, l’uso strategico della fame, la violenza infrastrutturale e la retorica deresponsabilizzante. Tali pratiche, secondo il professore, non sono prerogativa di regimi autoritari, ma vengono adottate anche da democrazie liberali come Israele, spesso con il tacito sostegno di altri Paesi occidentali.
Il professore ha portato diversi esempi concreti per dimostrare come queste dinamiche siano attive nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Ha ricordato l’episodio del piccolo Mohamed Haitam Altamimi, un bambino palestinese di due anni ucciso da un soldato israeliano mentre si trovava tra le braccia del padre. Questo omicidio, avvenuto nel giugno 2023, è rimasto completamente impunito, come molte altre azioni simili. Orsini ha evidenziato come questo genere di violenze arbitrarie crei un clima di terrore costante nella popolazione palestinese, costretta a vivere nella consapevolezza che può essere colpita in qualsiasi momento e senza alcun motivo apparente.
Un altro esempio chiave riguarda la violenza intercomunitaria, che si manifesta negli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. Questi attacchi, spesso condotti con la protezione dell’esercito israeliano, mirano a costringere le comunità palestinesi ad abbandonare le loro terre. Orsini ha sottolineato che, nonostante le denunce internazionali, queste violenze continuano a essere tollerate, se non incoraggiate, dal governo israeliano. L’uso di tali pratiche, unite al supporto economico e militare fornito da Stati Uniti e Unione Europea, configura una forma di terrorismo esternalizzato, in cui lo Stato delega a gruppi privati la violenza contro i civili.
Un aspetto particolarmente inquietante della narrazione proposta da Orsini è stato il riferimento alla fame come arma politica. Citando l’alto rappresentante dell’Unione Europea Josep Borrell, il professore ha spiegato come Israele utilizzi la privazione di risorse essenziali, quali acqua e cibo, per piegare la resistenza palestinese. Questo tipo di violenza infrastrutturale, che coinvolge anche la distruzione sistematica di ospedali, scuole e abitazioni, è un elemento chiave del terrorismo di Stato, poiché colpisce l’intera struttura sociale di una comunità.
Orsini ha poi criticato duramente la retorica occidentale, definendola un elemento centrale del sistema che sostiene il terrorismo di Stato. Secondo il professore, l’Occidente utilizza un linguaggio strategico per deresponsabilizzarsi, presentando Israele come una democrazia liberale minacciata dal terrorismo. Questo approccio, ha spiegato, distoglie l’attenzione dalle responsabilità storiche e attuali dell’Occidente nei confronti del conflitto. Ha citato, ad esempio, il continuo flusso di armi e finanziamenti da parte di Stati Uniti e Unione Europea, che consente a Israele di mantenere l’occupazione e perpetuare le violenze contro i palestinesi.
Il professore ha inoltre affrontato il tema della complicità dell’Occidente nei conflitti internazionali, sottolineando come le democrazie liberali abbiano violato ripetutamente il diritto internazionale. Ha ricordato le guerre condotte dalla Nato in Serbia, Libia e Siria, nonché l’invasione dell’Iraq nel 2003, che ha causato centinaia di migliaia di morti civili. Questi esempi, secondo Orsini, dimostrano che le democrazie occidentali non sono estranee all’uso della violenza sistematica e che spesso giustificano le loro azioni attraverso la costruzione di narrazioni autocelebrative.
Un aspetto centrale della Lectio Magistralis è stato il richiamo al coraggio intellettuale. Orsini ha ribadito che il compito principale di uno studioso è quello di cercare la verità, basandosi sulla documentazione storica e scientifica, anche a costo di subire attacchi o critiche. Ha invitato il pubblico a non temere di sollevare domande scomode e a lavorare per smascherare i miti che circondano la narrazione occidentale. Tra questi miti, ha evidenziato quello della superiorità morale dell’Occidente e quello della presunta indipendenza della magistratura israeliana, che secondo il professore è strettamente legata agli obiettivi politici del governo.
Orsini ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità di rafforzare il movimento pacifista, che oggi si trova frammentato e indebolito. Ha invitato i partecipanti a riflettere sulle analogie tra il contesto attuale e i periodi storici che hanno preceduto le grandi guerre del passato, avvertendo che il crescente riarmo globale potrebbe creare le condizioni per nuovi conflitti devastanti. Tuttavia, ha espresso fiducia nella capacità della cultura e della ricerca di svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione di un mondo più giusto.
L’intervento di Alessandro Orsini ha lasciato il pubblico con una mole di informazioni e riflessioni da approfondire. La sua analisi ha messo in discussione molte delle certezze su cui si fonda la narrativa dominante, offrendo una prospettiva alternativa che pone al centro il rispetto dei diritti umani e la lotta contro ogni forma di oppressione. In un momento storico caratterizzato da crescenti tensioni internazionali, il richiamo al coraggio, alla verità e alla pace rappresenta un messaggio di speranza e un invito all’azione per tutti coloro che credono in un futuro migliore.
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