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Aleppo: la caduta simbolica e strategica del regime siriano

Dopo anni di apparente stabilità nei fronti di guerra siriani, Aleppo è stata travolta da un’offensiva fulminea condotta da jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e fazioni ribelli sostenute dalla Turchia. In pochi giorni, questa coalizione ha conquistato ampie porzioni della seconda città siriana, assestando un colpo significativo al regime di Bashar al-Assad e riaccendendo la violenza in un conflitto che sembrava essersi quasi congelato. L’offensiva, la più importante degli ultimi anni, ha causato oltre 300 morti e rivelato la fragilità di Damasco, aggravata dall’indebolimento dei suoi alleati storici.

Una conquista rapida e pianificata

L’attacco, lanciato il 29 novembre, è partito dalla provincia di Idlib e si è esteso rapidamente ad Aleppo e alle aree limitrofe. Nonostante i combattimenti iniziali, l’avanzata dei ribelli non ha incontrato “resistenza significativa”, come riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH). In soli tre giorni, i ribelli hanno conquistato circa 70 località, inclusi quartieri di Aleppo, edifici governativi e strutture strategiche come il nodo autostradale della M5, che collega Damasco ad Aleppo, e l’aeroporto internazionale della città.

Le operazioni hanno visto l’utilizzo di due attacchi suicidi con autobombe, che hanno permesso di sfondare le difese governative. Questo successo improvviso suggerisce una preparazione meticolosa e un coordinamento tra HTS e gruppi ribelli affiliati alla Turchia, il cui supporto logistico e strategico è stato fondamentale.

La risposta del regime: una debolezza strutturale

Il regime siriano ha reagito con bombardamenti aerei intensi, sostenuti dall’aviazione russa. Tuttavia, il contributo di Mosca è notevolmente diminuito negli ultimi mesi a causa del conflitto in Ucraina, che ha ridotto la presenza militare russa in Siria. Anche il sostegno di Hezbollah, una volta decisivo per Damasco, è venuto meno, poiché le sue forze sono state assorbite dalla guerra con Israele.

Questa situazione ha messo in evidenza l’estrema vulnerabilità del regime. Secondo Myriam Benraad, docente di geopolitica all’Università Schiller di Parigi, il ritiro delle forze governative da Aleppo potrebbe rappresentare una “ritirata strategica” in vista di una riorganizzazione. Tuttavia, il collasso delle difese e la mancanza di reazioni efficaci sottolineano la crisi interna di Damasco, incapace di rispondere alle pressioni militari e geopolitiche.

Le ragioni di un attacco ora

L’offensiva ribelle è stata giustificata come una risposta ai bombardamenti intensificati del regime e dei suoi alleati russi contro le zone civili della provincia di Idlib, che hanno causato l’esodo di migliaia di civili. Tuttavia, analisti concordano sul fatto che l’operazione fosse in preparazione da mesi, sfruttando un momento geopolitico favorevole. Gli alleati storici di Assad, come Russia e Iran, sono stati infatti indeboliti o distratti da altri conflitti. Mosca è impantanata in Ucraina, mentre Teheran affronta tensioni interne e attacchi israeliani contro i rifornimenti militari diretti in Siria.

Anche la Turchia ha giocato un ruolo chiave nell’offensiva. Dopo un fallito tentativo di riconciliazione con Damasco, Ankara ha probabilmente dato il via libera all’operazione, rafforzando il controllo indiretto sulla regione di Idlib e consolidando la sua influenza nel nord della Siria.

Il futuro del conflitto

La caduta di Aleppo rappresenta un duro colpo sia simbolico che strategico per il regime di Assad. Tuttavia, il conflitto è tutt’altro che concluso. Gli intensi raid aerei lanciati dal regime e dall’aviazione russa sulle province di Idlib e Hama mostrano che Damasco non intende abbandonare senza combattere i territori perduti. Allo stesso tempo, la situazione rivela una Siria frammentata, dove le alleanze geopolitiche e i fronti di battaglia cambiano rapidamente.

L’offensiva ribelle ha evidenziato la fragilità del regime e la sua incapacità di mantenere il controllo su aree strategiche. Questo potrebbe aprire nuove opportunità per i ribelli, ma anche esporli a controffensive più dure. La Siria entra così in una nuova fase del conflitto, dove le dinamiche regionali e internazionali continueranno a giocare un ruolo decisivo.

In definitiva, Aleppo diventa ancora una volta il simbolo delle trasformazioni nel conflitto siriano: una città che riflette la complessità di una guerra dove nessuna parte sembra destinata a prevalere definitivamente, ma dove ogni conquista segna un nuovo capitolo in una storia di sofferenza e instabilità.

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