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La sfida globale contro le mafie nell’era digitale: Un’analisi dall’intervista al WMF 2023 con Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Nicola Altiero

Al Web Marketing Festival 2023 (WMF), si è svolta una discussione approfondita sulla criminalità organizzata e sul suo adattamento alle nuove tecnologie digitali, con interventi del Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dell’esperto di mafie e scrittore Antonio Nicaso, e di Nicola Altiero, Vice Direttore della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). In un’epoca di rapida digitalizzazione, le mafie stanno sfruttando tecnologie avanzate per eludere le indagini delle forze dell’ordine, rendendo urgente l’adozione di nuovi approcci investigativi.

L’evoluzione delle mafie nell’era tecnologica

Nicola Gratteri ha esordito descrivendo l’evoluzione delle organizzazioni mafiose, che non restano ancorate a metodi tradizionali ma si adattano alle trasformazioni della società. Le mafie, ha spiegato, si mimetizzano e avanzano insieme alla modernità, sfruttando le stesse tecnologie che noi utilizziamo per le comunicazioni quotidiane e gli affari. Questo adattamento non riguarda solo le tecniche operative ma anche la capacità di infiltrarsi in settori legali attraverso mezzi sempre più sofisticati.

Gratteri ha evidenziato come, oggi, le organizzazioni criminali assumano hacker e tecnici specializzati per sviluppare piattaforme di comunicazione criptate personalizzate, che vanno ben oltre l’uso comune di app come WhatsApp o Telegram. Questi strumenti, grazie alla crittografia avanzata, sono virtualmente impenetrabili, il che rende estremamente difficile per le forze dell’ordine intercettare le comunicazioni. Gli apparati utilizzati, chiamati criptofonini, possono costare fino a 3.500 euro ciascuno e garantiscono livelli di sicurezza che neanche le migliori polizie tecnologiche riescono a violare facilmente. In Italia, sebbene la polizia giudiziaria sia tra le migliori al mondo, la mancanza di investimenti governativi nella tecnologia la sta lasciando indietro rispetto ai paesi europei come Francia e Germania, che invece hanno già bucato diverse piattaforme criptate.

Criptovalute e riciclaggio di denaro: un nuovo fronte per le mafie

Antonio Nicaso ha analizzato il ruolo crescente delle criptovalute nelle operazioni delle organizzazioni criminali. Le mafie stanno esplorando le opportunità offerte dalle criptovalute non solo per facilitare il riciclaggio di denaro, ma anche per evitare i controlli imposti dalla normativa anti-riciclaggio. A differenza del denaro tradizionale, i trasferimenti in criptovalute non richiedono lo spostamento fisico di denaro, ma solo codici di accesso, rendendo più semplice aggirare le regolamentazioni.

Questa digitalizzazione dei flussi di denaro ha creato una vera e propria “asimmetria normativa” tra i vari paesi: alcuni stati, infatti, non hanno ancora leggi sufficientemente efficaci per contrastare il fenomeno. Le criptovalute permettono alle mafie di gestire operazioni finanziarie complesse attraverso marketplace nascosti nel Dark Web, dove beni e servizi illeciti vengono scambiati senza lasciare tracce visibili. Nicaso ha inoltre spiegato che esistono oltre 600 criptovalute diverse in circolazione, ciascuna con specifiche caratteristiche che le rendono adatte a scopi diversi, tra cui il frazionamento di somme di denaro e la riconversione in valuta corrente una volta ripulite.

L’adattamento della DIA: nuovi approcci investigativi

Nicola Altiero ha illustrato come la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) stia evolvendo per affrontare le nuove minacce tecnologiche. L’organismo interforze, creato oltre 30 anni fa su impulso del giudice Giovanni Falcone, sta oggi adattando i propri protocolli per rispondere alla digitalizzazione delle attività mafiose. La DIA, ha sottolineato Altiero, è consapevole che la lotta contro le mafie richiede competenze sempre più specializzate, motivo per cui sta investendo nella formazione di esperti informatici e nella collaborazione con università e politecnici.

La crittografia è diventata il nuovo campo di battaglia: le organizzazioni criminali utilizzano criptofonini e reti VPN (Virtual Private Network) per proteggere le comunicazioni e le transazioni finanziarie. Altiero ha spiegato che, sebbene l’uso di questi strumenti non sia di per sé illegale, essi diventano pericolosi quando vengono impiegati per nascondere attività criminali. Le mafie, infatti, hanno sviluppato alleanze transnazionali, sfruttando questi strumenti per creare canali sicuri e anonimi attraverso i quali effettuare traffici illeciti.

Collaborazioni internazionali e iniziative future

Un aspetto cruciale emerso durante l’intervista è la necessità di una cooperazione internazionale per affrontare un fenomeno ormai globale. Gratteri ha raccontato come paesi come Francia, Belgio e Germania abbiano già fatto passi avanti nell’intercettazione delle comunicazioni criptate, grazie anche a una legislazione più flessibile e alla possibilità di utilizzare hacker etici. In Italia, è stato recentemente creato un gruppo di lavoro che coinvolge tutte le forze di polizia e le agenzie di sicurezza nazionali per studiare il fenomeno mafioso in ambito tecnologico. Questo gruppo, ha spiegato Altiero, ha già avviato collaborazioni con università e centri di ricerca per sviluppare nuove tecnologie di contrasto.

Una recente iniziativa a L’Aia, nell’ambito dell’Antimafia Network Organization, ha visto la partecipazione di diversi paesi europei che stanno condividendo le migliori pratiche per penetrare le piattaforme criptate e migliorare la legislazione. Il focus è sul rafforzamento della cooperazione, poiché le mafie non sono più limitate a confini nazionali ma operano su scala globale, sfruttando le debolezze normative dei singoli stati.

Il ruolo fondamentale dell’istruzione e della consapevolezza sociale

Gratteri ha insistito sulla necessità di una riforma scolastica che metta al centro del sistema educativo la consapevolezza dei fenomeni mafiosi. Tuttavia, ha sottolineato che l’istruzione è una strategia di lungo periodo e che, nell’immediato, è necessario rafforzare il sistema giudiziario. Un sistema giudiziario forte e rapido è essenziale per rendere il crimine meno conveniente e garantire la giustizia.

Il Procuratore ha inoltre raccontato come, negli ultimi anni, la fiducia dei cittadini calabresi nelle istituzioni stia lentamente crescendo, come dimostrato dal numero crescente di denunce che riceve settimanalmente nel suo ufficio. Questo cambiamento culturale è fondamentale per liberare il territorio dall’influenza delle mafie e restituire speranza ai cittadini.

Conclusioni: un nemico globale che richiede un impegno collettivo

L’intervista ha offerto uno spaccato dettagliato delle nuove sfide che la criminalità organizzata pone nell’era digitale. L’evoluzione delle mafie verso un modello sempre più tecnologico e transnazionale richiede risposte tempestive da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della società civile. Solo attraverso un impegno congiunto e una costante innovazione tecnologica sarà possibile contrastare efficacemente un fenomeno che minaccia non solo la sicurezza dei cittadini ma anche la stabilità economica e democratica del paese.

L’intervento di Gratteri, Nicaso e Altiero ha lasciato un messaggio chiaro: la lotta alle mafie è un compito che richiede non solo il coraggio e la dedizione delle forze dell’ordine, ma anche una politica lungimirante e una società consapevole. L’Italia ha ancora molto da fare per recuperare il terreno perso, ma con le giuste riforme e un approccio internazionale coordinato, il futuro può riservare progressi significativi nella lotta contro la criminalità organizzata.

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